Beluga

Anche quest'anno, a dicembre esattamente come l'anno scorso, è atterrato nell'aeroporto di Torino-Caselle un Airbus molto speciale. Si tratta dell'A300-600ST Super Transporter, chiamato Beluga per la sua forma che ricorda il grosso cetaceo.

 

L'aeromobile è atterrato a Caselle per caricare e trasportare il modulo ATV-4 "Albert Einstein" a Brema dove verrà congiunto all'apparato propulsivo; successivamente sarà trasportato a Kourou, nella Guyana francese, per il lancio in orbita ed il rendez vous con la stazione spaziale.

 

L'ATV-4 sarà utilizzato per il trasporto di acqua, gas, rifornimento di propellenti e altri generi di carichi (fonte ESA).

 

 

Il Beluga è un normalissimo Airbus A300, come se ne sono visti tanti nei decenni scorsi, che ha subito delle sostanziali modifiche strutturali. Una fitta rete di correntini ed ordinate è stata realizzata al di sopra della fusoliera; il flight deck, ovvero la cabina di pilotaggio è stata ribassata rispetto alla linea della fusoliera; questo ha permesso di realizzare una rampa di carico perfettamente livellata e lunga più di 30 metri.

 

Ma la cosa più interessante di questo velivolo è l'apertura del piano di carico. Ben 7 metri di apertura che fanno di questo aereo l'unico idoneo al trasporto di moduli voluminosi come il modulo ATV-4 realizzato dalla Thales Alenia Spazio di Torino.

 

Altro aspetto curioso di questo velivo è che, nonostante le dimensioni, l'unica parte "abitabile" durante il volo è la cabina di pilotaggio. Si tratta, infatti, dell'unica parte pressurizzata e climatizzata dell'aeromobile.

 

 

Le operazioni di carico del modulo sono veramente impegnative. L'azienda che effettua le operazioni di trasporto e carico è la FAGIOLI SpA, azienda leader nel settore, specializzata in trasporti eccezionali.

Il modulo, che pesa alcune decine di tonnellate, arriva in aeroporto dagli stabilimenti Alenia di Torino; viene elevato sulla rampa di carico da due grandi gru. A questo punto il personale attende il nulla osta da Tolosa per effetuare l'imbarco del carico. Questa procedura è necessaria in quanto il trasporto del modulo deve avvenire senza alcuna complicazione; per tale motivo i tecnici di Tolosa verificano le condizioni meteo lungo la rotta di volo da Torino a Brema, se non si evidenziano problematiche meteorologiche, viene autorizzato l'imbarco. A questo punto il modulo viene fatto scorrere su appositi rulli che ne facilitano l'introduzione all'interno del velivolo.

 

Lunghezza fuori tutto

56,15 m

Altezza

17,24 m

Diametro della fusoliera

7,31 m

Larghezza massima area cargo 

3,70 m

Lunghezza della area cargo

37,7 m

Apertura alare (geometrica)

44,84 m

Superficie alare

122,40 m²

Angolo di freccia alare (al 25% della corda alare)

25 gradi

Passo del carrello

11,05 m

Carreggiata

7,59 m

Motori

nr. 2 GE CF6-80C2A8

Spinta dei propulsori

119-120 kN

Raggio operativo

40 tonnellate di carico utile: 2.779 km

26 tonnellate di carico utile: 4.632 km

Numero di Mach operativo

0,82 M

Peso massimo al decollo

155 tonnellate

Peso massimo all'atterraggio

140 tonnellate

Peso massimo a "secco"

133,5 tonnellate

Capacità massima di carburante

23.860 (32.250) (34.430) Litri

Tipico carico volumetrico

47 tonnellate

 

 

Fonte Airbus

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Commenti: 2
  • #1

    Liliana (giovedì, 26 gennaio 2012 20:47)

    bellissime foto..come sempre! complimenti!

  • #2

    Centrifugal Juicer (giovedì, 25 aprile 2013 19:54)

    I just shared this on Myspace! My buddies will definitely like it!

R.H.C.P.

....ovvero: Red Hot Chili Peppers.

 

Poche righe per presentare alcune delle immagini che ho scattato al concerto dei Red Hot Chili Peppers nella loro tappa del tour mondiale qui a Torino.

 

Musica coinvolgente e spettacolo di luci ed immagini. La regia live ha trasmesso sugli schermi le immagini riprese durante il concerto con piacevolissimi viraggi sul rosso, blu, giallo. Niente effetti speciali. Solo musica, tanta buona musica.

 

Buona visione...... 

 

  

 

 

 

 

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L'Aquila ferita....

G di F
G di F

Perché questo titolo? Perché voglio dedicare due righe al capoluogo abruzzese nel quale ho trascorso due anni impegnativi e formativi per la mia vita professionale e non solo; perché la città dell'Aquila mi è sempre piaciuta; perché.....di ragioni ce ne sono tantissime per apprezzare L'Aquila.

 

So solo che quando il sisma l'ha colpita sono stato male. Sono stato male per quanto è successo, per quelle persone che ho conosciuto in due anni.

 

 

Quest'anno ho colto l'occasione per trascorrere un fine settimana di riposo con la mia fanciulla e ritornare in quei posti che non vedevo da tempo. La prima tappa del nostro giro è stata quella che per due anni è stata la mia casa, il mio luogo di lavoro e di studio; il posto dove ha avuto inizio alla mia carriera. La Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza, che per fortuna non ha subito gravi danni dal sisma, è diventata il fulcro di tutta la vita del capoluogo. Tutti gli uffici pubblici sono stati trasferiti in questa sede (per fortuna lo spazio non manca) e mi rendo conto che da quando l'ho frequentata io, la scuola ha subito notevoli cambiamenti.

 

Basilica di Collemaggio
Basilica di Collemaggio

Successivamente ci spostiamo verso il centro della città. Ho un po' di timori ad entrare in centro, anche perché non ho la minima idea di ciò che troveremo.

 

Arriviamo alla bellissima Basilica di Collemaggio. Un tempo, L'enorme prato situato davanti alla Basilica era luogo di incontro per i molti studenti universitari che passavano qualche ora al sole nelle belle giornate estive. A vederla così sembrava non aver subito danni e per me è stato un sollievo..fino a quando non ho varcato la porta d'ingresso e mi sono affacciato alla navata centrale....

Là dove c'era l'altare vedo entrare la luce del sole. La volta non esiste più; al suo posto c'è una copertura in metallo e plastica per proteggere l'interno della Basilica.

Tutto il colonnato è stato imbracato e puntellato. Tiranti attraversano trasversalmente la navata centrale ma le panche e le sedie sono tutte al loro posto, in attesa della prossima funzione. E' incredibile vedere la Basilica voluta da Celestino V reggersi con l'ausilio di "protesi" dopo aver subito l'ennesimo attacco delle forse della natura.

Lasciamo Collemaggio e ci dirigiamo verso il corso principale. I varchi di accesso al centro sono presidiati dai militari che controllano che non ci sia un accesso indiscriminato di automezzi. Raggiungiamo il corso dove in passato ho letteralmente consumato i "sanpietrini". Anche qui la sensazione è strana; in un apparente stato d'ordine (le strade sono pulite) appaiono come fantasmi i palazzi "aperti" dalle scosse del 2009. Si vedono anche i segni lasciati dai tecnici per eliminare tutte le parti pericolanti delle strutture.

 

Non so quali siano le intenzioni per eventuali interventi futuri di recupero però, a vedere questi edifici devastati dal terremoto iene da chiedersi cosa si possa fare per riportare il centro della cità al suo antico splendore.

 

Fa impressione vedere le tende dietro le finestre chiuse, come se le abitazioni fossero ancora occupate eppure è tutto abbandonato.

 

Cinema
Cinema

E tanta impressione mi provoca vedere il cinema della città (ci sarò andato una o due volte) che espone ancora l'ultima locandina del film appena uscito. Si tratta di una pellicola uscita proprio i primi giorni di aprile del 2009 e la locandina resta lì a congelare il momento del terremoto, come un orologio che segna in modo indelebile il momento della catastrofe.

Raggiungiamo la piazza principale dell'Aquila: Piazza Duomo dove con colleghi o amici si trascorreva qualche ora tra aperitivi e gelati in estate. Lo stato di abbandono è evidente: sembra di trovarsi in un film: la città deserta intorno a noi e una radio che trasmette musica.

 

Ed è altrettanto impressionante vedere gli edifici ed i portici, che ci riparavano dalle nevicate o dalla pioggia, ricoperti di tubi ed impalcature. Un groviglio fitto di acciaio che ha quale unico scopo quello di sostenere gli edifici fiaccati dal sisma.

 

Le strade laterali alla piazza, come quelle del corso principale, sono chiuse e vietate all'accesso per motivi di sicurezza.....ad ogni modo ci sarebbe ben poco da vedere se non gli intermenti di messa in sicurezza delle strutture.

E' ora di pranzo. I tecnici impegnati negli interventi di recupero si fermano per mangiare nell'unico locale che abbiamo trovato aperto. Scambiano qualche chiacchera, si raccontano qualcosa e noi, in disparte, osserviamo la scena.

 

 

 

Le chiavi della protesta.

 

Questa è stata la prima forma di protesta dei cittadini aquilani esasperati da una attesa che non troverà soluzioni nel breve periodo. Le chiavi sono li a dimostrare che l'unico vero bene indispensabile per questa gente, frutto di anni di sacrifici, non ha più alcun valore. A girare per L'Aquila, ci si rende conto che i danni subiti dalla città siano talmente gravi da non consentire un rapido ritorno alla normalità.

Il nostro giro prosegue su per il corso, verso la Fontana Luminosa, il primo monumento che ho visto appena arrivato a L'Aquila da Roma.

 

E subito vediamo apparire maestoso il Forte Spagnolo. Anche questo monumento, come Collemaggio, apparentemente sembra non aver subito danni ed invece, quando raggiungiamo l'ingresso della fortezza, vediamo i segni del terremoto. Nonostante i muri del castello siano molto spessi, la parte superiore ha subito lesioni che per fortuna non sembrano irreparabili.

 

Questo monumento lo vidi per la prima volta quando ero piccolino. Mi ci portò mio padre per vedere lo scheletro di mammuth che è conservato al suo interno. Già in quella prima occasione rimasi affascinato da questa città.  

Lasciamo il castello per raggiungere la basilica di San Bernardino. Anche questa chiesa ha subito gravi danni alla volta ed è chiusa al pubblico. Si tratta di una bellissima chiesa che sorge vicino alla scuola De Amicis. E' possibile vedere i tubi d'acciaio che rivestono la facciata di questa scuola nell'immagine a sinistra. Una vera selva di tubi.

 

 

Il nostro giro a L'Aquila è concluso. Non si è trattato di un pellegrinaggio del dolore spinti dalla tipica curiosita per gli eventi catastrofici. Questo reportage vuole essere un omaggio ad una grande città che, ne sono certo, risorgerà meravigliosa come in passato.

 

Ciao Marco!!!!

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Commenti: 1
  • #1

    Marco (sabato, 03 dicembre 2011 12:31)

    L'emozione più grande adesso è poter condividere tanti ricordi con chi ha vissuto questa città.
    Grazie a te Simone per lo stupendo pensiero..

Autogiro: questo sconosciuto.

Ciao amici,

sono nuovamente con voi per parlarvi delle mie ultime esperienze di volo su autogiro, un mezzo volante che pochi, veramente pochi, conoscono. Prima di procedere nel racconto, vi spiego perché trovo affascinate un mezzo che ai più incute timore e che non convince quanto invece potrebbe. Trovo sia una ottima piattaforma di osservazione. Di meglio c'è solo l'elicottero ma i costi di gestione di quest'ultimo sono enormemente più elevati.

 

Ma perché in pochi conoscono questo mezzo? Purtroppo la storia dell'autogiro è costellata da numerosi incidenti che nel corso degli anni hanno fatto allontanare molti appassionati dal suo mondo, convinti che si trattasse di un mezzo estremamente pericoloso.

 

Innanzitutto non esistono velivoli pericolosi. Il pericolo sta nell'uso che se ne fa. Un coltello è uno strumento da cucina ma può essere un'arma pericolosa. Così in aviazione: un velivolo, qualunque esso sia, può regalare grandi ed indescrivibili emozioni ma anche tanta paura. Quando non si conoscono fino in fondo le caratteristiche ed i parametri di volo di un aereo, si rischia di fare danno. Se ci va bene, ce la caviamo con qualche ammaccatura alla cellula del mezzo, altrimenti......

 

Così non si può dire che un velivo è più pericoloso di un altro; tuttavia potremo dire che per pilotare un velivolo avremo bisogno di una adeguata preparazione, peculiare per quel determinato velivolo.

 

Ma torniamo al racconto. Alcuni giorni fa, con Francesco di Aeromnia, ci siamo regalati due giornate di volo favolose. Scopo delle missioni, effettuare alcune fotografie in volo di residenze sabaude e di scenari del Piemonte.

 

L'appuntamento all'aeroclub è per il primo pomeriggio: con me ho tutta l'attrezzatura fotografica e tutta la voglia di volare che mi impregna fino al midollo. Faccio i controlli prevolo (ormai sono mesi che lo faccio) sempre con l'attento sguardo di Francesco che è sempre pronto a correggermi se serve.

 

Il clima è caldo, un insolito caldo per il mese di ottobre il che rende ancora più piacevole il volo con carlinga aperta. Si è fatta l'ora della partenza. Non sto più nella pelle. Casco ben allacciato, prova radio, verifica di tutta l'attrezzatura che porto con me (questa volta ho deciso di fare le cose in grande, mi porto in volo il 35-100 f2 che con il corpo machina fanno solamente 3 chili e mezzo!!!) e ci allineamo per il decollo.

In meno di un minuto effettuiamo la prerotazione del rotore e la corsa di decollo così finalmente siamo in aria.

Palazzina di Caccia di Stupinigi
Palazzina di Caccia di Stupinigi

Puntiamo la nostra prua verso sud lasciandoci alle spalle la pista 28 destra di Torino - Aeritalia.

 

La prima tappa del nostro viaggio è la Palazzina di Caccia di Stupinigi, a mio giudizio una delle più belle residenze sabaude. La raggiungiamo dopo pochi minuti di volo e subito sfila dietro di noi; purtroppo non possiamo avvicinarci quanto vorremmo perché si trova ben all'interno del CTR di Torino. Stupinigi era la residenza estiva dei Savoia. Si trova all'estremo sud della città di Torino. Un tempo era in aperta campagna, oggi la città arriva fino a pochi chilometri da questo splendido sito.

 

Proseguimo sempre verso sud e tra una chiacchera e l'altra con "Ciccio" scatto qualche foto.  Ci godiamo il tepore dell'aria mervigliosamente gradevole. Sotto, i campi agricoli sono puliti, pronti per la prossima stagione; si vedono gli innumervoli rivoli d'acqua che contribuiscono ad arrichire gli imponenti fiumi di questa regione.

 

Una cosa però mi sconvolge: in quota arriva lo sgradevole fetore del letame stoccato nelle cisterne. PAZZESCO!!!!

Castello di Racconigi
Castello di Racconigi

In lontananza si vede il castello di Racconigi ed il suo parco. Arriviamo da nord e possiamo ammirare il parco nella sua interezza con le meravigliose Serre Reali. Il castello si eleva sul paese di Racconigi, maestoso ma sobrio allo stesso tempo. Non ci sono sfarzi eccessivi, tutto è ben inserito nel contesto bucolico di questa parte del Piemonte. Non possiamo avvicinarci troppo al castello perché è luogo di nidificazione della cicogne...sarebbe un peccato disturbarle.

 

Sorvolata la città di Racconigi, proseguiamo verso il Lago dei Salici. Ciccio vuole portarmi a fare qualche foto ad una struttura ricettiva di amici prima di andare ad atterrare sul campo volo di Racconigi.

Il campo volo di Racconigi è il campo dove il mio amico Francesco ha iniziato a volare. Quando atterriamo, veniamo accolti da alcuni amici che non sembrano sorpresi di vedere un autogiro.

 

Scambiamo quattro chiacchere con loro. E' la prima volta che atterro su questo campo volo; è una realtà che non conoscevo; molti hangar, una pista in erba soffice che ci ha regalato un atterraggio meraviglioso. Francesco ha affinato la sua tecnica e gli atterraggi  ora sono sempre più precisi.

 

La conversazione è così interessate che non ci rendiamo conto dello scorrere del tempo; le effemeridi stanno per scadere e noi dobbiamo ancora fare rientro al campo, così  salutiamo gli amici e riprendiamo il volo in pochi metri facendo rotta verso l'Aeritalia.

 

Il paesaggio sotto di noi è cambiatonotevolmente. Prima il sole arricchiva di dettagli ogni particolare dello scenario sottostante; ora il sole è ormai tramontato, l'aria si raffredda rapidamente e ancora non vedo il campo. Ho accumuato diverse ore di volo qui in Piemonte ma faccio ancora fatica ad individure i punti di riferimento della zona.

Faccio in tempo a ragionare su queste mie considerazioni che Francesco mi indica la pista di Torino Aeritalia. Visto l'orario, siamo l'unico traffico in volo e la torre ci autorizza a riportare in finale. Ancora qualche scatto prima di toccare terra e posiamo le ruote sull'asfalto che ci attendeva da qualche ora.

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Commenti: 5
  • #1

    Ruggero (venerdì, 14 ottobre 2011)

    Che bel reportage !!!

    Solo un appunto "in quota arriva lo sgradevole fetore del letame stoccato nelle cisterne. PAZZESCO!!!! "...sicuro che non provenisse dal sedile anteriore dell'autogiro ?? :-P

  • #2

    Francesco (sabato, 15 ottobre 2011 12:18)

    Bello... leggendo questo capisco meglio cosa provi la persona dietro di me, che quando volo posso sentire ma non posso vedere.
    Grazie anche per le considerazioni, che al di fuori degli aspetti commerciali danno ragione ad un velivolo troppo ignorato o frettolosamente considerato da vecchi luoghi comuni.
    Ne faremo delle altre... stanne sicuro ;-)

  • #3

    Liliana (sabato, 15 ottobre 2011 12:49)

    Complimenti! Per le parole e per le foto. A volte e più difficile di "spiegare" cosa si senti, una fatto e sempre meglio, pero questa volta sei riuscito ad abbinare antrambe le cose in una maniera stupenda!

  • #4

    Antonio (domenica, 16 ottobre 2011 18:21)

    Ottimo reportage, hai trasmesso le emozioni che solo chi ha volato con "Ciccio" sa assaporare. Grazie per averle condivise con noi.

  • #5

    Federico (sabato, 19 novembre 2011 15:22)

    Grazie per questo racconto Simone!
    Bello bello bello! Sento l'aria in faccia :)

Là dove ho messo le ali: Cagliari

Cosa accade quando due amici cresciuti insieme con la passione per il volo, che hanno sfogato il loro entusiasmo per l’aviazione con l’aeromodellismo (sia statico che dinamico), che hanno volato insieme in parapendio, che hanno frequentato per anni l’Aeroclub di Cagliari e poi, si incontrano durante le vacanze estive? Finiscono per parlare di ricordi, esperienze di volo e perché no, organizzano un bel volo sul mare, come ai vecchi tempi.

In questi ultimi anni, mentre io ho affinato la mia tecnica fotografica, l’amico, Stefano, ha continuato a frequentare l’Aeroclub di Cagliari ed è riuscito a prendere, con non pochi sacrifici, il brevetto di volo.

È successo che una sera di questa estate appena trascorsa, ci incontriamo per mangiare una pizza insieme alle nostre dolci metà. Le risate si sprecano nel ricordare i nostri trascorsi a scuola, le nostre giornate passate a vedere voli militari a Decimomannu piuttosto che a Elmas. Poi Stefano mi propone un volo sul Cessnino dell’Aeroclub; il mitico “CharlyHotel”. Non ci posso credere…..bello, bello, bello! In volo sul mare, il mio mare, la mia città, Cagliari. Quando ero giovinetto, andavo all’Aeroclub e mi offrivo di aiutare a pulire l’RT33, gate guardian esposto in aeroporto, per meritarmi qualche volo gratis (all'epoca non potevo permettermi di volare).

Così ci diamo appuntamento in aeroporto un paio di giorni dopo. Il Cessna 152 “India - Alpha Mike Charly Hotel”, ci attende lì sul piazzale, impaziente di partire per una nuova esperienza di volo. È ancora legato ed assicurato al suolo con le cime di sicurezza onde evitare che il vento, che in Sardegna è sempre intenso, possa far danni, ma si vede che scalpita per raggiungere il cielo.

Conosco bene “CharlyHotel”, ha 10 anni meno di me ma nonostante la “giovane” età, ha conosciuto e formato tanti piloti che ora solcano i cieli del mondo per lavoro o per puro divertimento. Tanti anni fa ho avuto la fortuna di volarlo con un pilota istruttore nonché Comandante di Atlantic, ma poi più niente. Ho lasciato Cagliari e così anche l’Aeroclub ed i suoi aerei.

Ora il mio amico mi propone un volo su questa simpatica macchina e non posso non documentare con una serie di fotografie questa nuova esperienza. Così, sul piazzale, mentre io scatto qualche foto, Stefano completa i controlli prevolo. Saliamo a bordo…però, accidenti, lo spazio a disposizione è veramente poco. Ci sistemiamo al meglio; trovo la giusta collocazione per la mia Olympus. Il caldo è insopportabile e non vedo l’ora che Ste avvii il motore così l’elica ci concede un minimo di sollievo.

Dopo il riscaldamento necessario per portare in temperatura l’olio, la torre di controllo ci autorizza al rullaggio verso il nostro punto attesa, proprio dietro un Boeing 737 di Ryanair. Devo dire che fa una certa impressione rullare vicino a questi “giganti” dell’aria. Abituato come sono all’Aeroclub di Torino a vedere aerei decisamente più piccoli e nonostante il 737 non sia uno degli aerei più grandi in circolazione, quest’aereo mi sembra un gigante ed incute un certo timore vederlo a pochi metri di distanza. Con un sol colpo di motore ben assestato credo possa far danno al nostro piccolo mezzo.

Bene, il Ryanair si è allineato ed è partito; adesso tocca a noi. Il maestrale che spazza la pista non è ancora teso com’è consuetudine da questa parti, ma comincia a farsi sentire. Ultimi controlli e VIAAAA; la corsa di decollo è breve. Virata a destra verso la città e facciamo rotta in direzione di Capo Carbonara. Questo comporta il sorvolo della città, delle saline e della spiaggia del Poetto. Che meraviglia; resto a bocca aperta e non so se scattare foto o limitarmi ad osservare uno spettacolo che non vedevo da tanti anni.


Si vede casa mia dall’alto, le vie che percorrevo in bicicletta prima, ed in macchina successivamente. Stefano mi chiede di passargli la macchina fotografica e mi cede i comandi..ohhh, bellissimo!!! Sistemo i piedi sulla pedaliera e saggio la reattività di “CharlyHotel” all’imbardata; poi provo il volantino; lo trovo un pochino inerte sugli alettoni ma decisamente più sensibile in cabrata e picchiata. Non ho parole, sto pilotando un aereo!

Coordiniamo con il controllore la rotta per Villasimius e saliamo a quota duemila piedi. La vista è magnifica, la visibilità si perde verso l’infinito. Chissà se giù in spiaggia c’è qualcuno con il naso all’insù che osserva il nostro aereo, proprio come faccio io quando sono a terra.

In lontananza, a destra, vediamo il traghetto della Tirrenia che fa rotta verso Civitavecchia, c'è un non so che di poetico in una nave che naviga in mare aperto. A sinistra, invece, spunta il promontorio di Solanas dal quale Stefano ed io, diversi anni prima, ci lanciavamo con il parapendio. Mi distraggo pensando a quanto tempo è trascorso da quelle prime esperienze di volo, e subito arriva il richiamo di Stefano che mi dice di mantenere la quota e di mettere la prua in direzione di Capo Carbonara.

Le spiagge e le calette sfilano sotto di noi. Milioni di colori incredibili che non possono esser riprodotti con una fotografia. Noi, lassù, osserviamo con stupore ed ammirazione ciò che ci viene offerto dalla natura.

Intanto Villasimius si avvicina. Ora è sotto di noi. L’acqua è cristallina e le barche sembrano sospese in aria, tanto è limpida. Faccio qualche virata e qualche “360” con un angolo non superiore ai 30° per non dover regolare i giri motore. È tanto il divertimento, che non vorrei mai smettere. Nel frattempo Ste scatta foto con la mia macchina e sembra divertirsi anche lui. Le mie manovre non sono perfettamente coordinate come dovrebbero, ma l’aereo resta in aria ed è ciò che conta; oltretutto il pilota vero e lì affianco a me pronto ad intervenire in caso di necessità. Stefano non è uno sprovveduto.

Sorvolato il radiofaro di Capo Carbonara, riprendiamo la rotta verso Cagliari. Lascio i comandi a Stefano così posso dedicarmi a qualche scatto. L’entusiasmo per l’esperienza di pilotaggio è indescrivibile. Non mi sembra vero di pilotare un aereo sorvolando la mia terra, la mia città, il mio mare!

Mentre costeggiamo il Poetto, la spiaggia cittadina, chiediamo di poter effettuare un “lungo finale” in modo tale da sorvolare la Sella del Diavolo e sfilare davanti al porto di Cagliari e della via Roma, la via principale della città con i suoi palazzi sabaudi ed i porticati che affacciano sul mare, proprio come facevamo con il grande amico e gentiluomo “Toto” Faa, anziano pilota dell’Aeroclub di Cagliari che ci portava in volo senza nulla pretendere “…tanto in volo devo andarci comunque e mi fa piacere avere ospiti…”.

Davanti a noi si presenta la pista "32" di Elmas. Siamo perfettamente allineati e l’angolo di discesa è confortato dalle luci di segnalazione che vediamo ai lati della pista. Nel frattempo, però, il maestrale è aumentato e ci sbatte un pochino. Nessun problema, arriviamo con un pochino di motore in più, com’è consuetudine da questa parti, in modo da non farci sorprendere dalle raffiche.

Manca poco alla soglia pista e Ste ha ultimato il controlli per l’atterraggio. Nessun traffico né prima né dopo di noi. Siamo autorizzati all’atterraggio che definirei perfetto (e non avevo dubbi conoscendo Stefano e la sua precisione); liberiamo la pista e ci dirigiamo verso il piazzale dell’Aeroclub.

Questa bella avventura si è conclusa: sono trascorsi 40 minuti in cui la terra non ha sentito il nostro peso. Ci siamo divertiti e abbiamo goduto di una vista impagabile. Stefano mi ha regalato una meravigliosa esperienza di volo. I veri amici riescono a darti anche queste soddisfazioni.

Ho concluso la giornata con la felicità di un bambino che ha coronato un sogno. Grazie “Ste”.

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Commenti: 5
  • #1

    Ruggero (venerdì, 16 settembre 2011 08:51)

    Che bel racconto di volo, così bello che mi sembrava di essere a bordo del 152....

  • #2

    Massimo Dell'Apa (venerdì, 16 settembre 2011 09:07)

    i miei complimenti da un vostro vecchio amico ;-))
    ve la siete spassata di sicuro...leggendo mi sembrava quasi di essare lassu' vicino a voi ;-))
    ...ho visto le foto...veramente belle ;-)
    complimenti Ste e Simo
    un abbraccio ciaoooo Max

  • #3

    Paolo (venerdì, 16 settembre 2011 10:03)

    Maledetti, mi fate rosicare, la prossima volta ci sono anche io!!! Belle parole Simone!

  • #4

    Liliana (venerdì, 16 settembre 2011 16:02)

    Belle parole! Complimenti Simone! Ti auguro tantissime giornate di volo uguali a questa!

  • #5

    maurizio pierotti (martedì, 20 settembre 2011 01:21)

    Guardavo la sequenza di foto gia molto belle di per sè, avevo casualmente in sottofondo una musica di Enya, vi giuro ragazzi che per un attimo mi sono assentato, mi sembrava di essere con voi in volo. Complimenti Simone per le meravigliose fotografie e per il bellissimo racconto di quella giornata di volo.

Che spettacolo!!!!

Questa, amici, è l'unica cosa che posso dire dopo l'esperienza di volo che mi ha regalato l'amico Dario Costa sull'aeroporto di Torino Aeritalia.

 

Non saprei da dove iniziare a raccontarvi questa mia mattinata, ma gli input che ho ricevuto oggi sono tali da farmi perdere la cognizione del tempo e dello spazio. Arrivo subito al sodo, poi le altre idee le metto giù come vengono. Questa mattina ho fatto il mio primo volo acrobatico. Un volo con il Cap 10 dell'Aeroclub di Milano, ospite sull'aeroporto di Torino-Aeritalia, per la prima gara di acrobazia della Chicken Cup, una gara per coloro che sono già piloti e coloro che  ancora non lo sono, che desiderano cimentarsi in un programma di volo acrobatico, in amicizia. L'istruttore seduto al tuo fianco ti accompagna nell'esecuzione delle manovre, correggendoti, se necessario.

Sarebbe stato mio grande desiderio portare la macchina fotografica per mostrarvi qualcosa, non mi è stato possibile; innanzitutto a causa del peso (oltre un chilogrammo) ma anche per lo spazio a disposizione a bordo e per ovvie ragioni di sicurezza: tutto ciò che non è assicurato all'aereo con solidi vincoli, può diventare un pericolo per la condotta del volo.

 

Vi racconto cosa ho provato e cosa mi è passato per la testa in quei momenti, dai preparativi alla messa in moto; dal decollo al sentire la reattività del Cap 10 ai miei comandi; dall'ingresso nel box acrobatico alle mie prime manovre, fino all'atterraggio. tutto questo in poco meno di mezz'ora.

 

Di tutte questa fasi, la più articolata è stata la preparazione al volo con l'imbrago al paracadute (obbligatorio in questo tipo di volo) e la successiva seduta all'interno dell'abitacolo: una volta a bordo, sei letteralmente vincolato all'aereo; si potrebbe dire che sei un tutt'uno con il tuo aereo. Le cinture a cinque punti ti legano, quasi togliendoti il fiato, al sedile del velivolo. E' stata mia accortezza vuotare le tasche prima di salire a bordo anche perché dopo avrei avuto problemi a muovermi.

Ringrazio Rocco per avermi scattato alcune foto prima della partenza, durante i preparativi ed al mio rientro.

 

 

Una volta a bordo, con il casco in testa, finalmente inizio a parlare con Dario, il pilota, il quale mi spiega alcune operazioni da effettuare durante una eventuale emergenza. Siamo pronti per la messa in moto; la torre ci avvisa che a breve sarà disponibile lo slot (la finestra spazio-temporale messa a disposizione per l'esecuzione delle manovre) e così avviamo il motore che, con i suoi 180 cavalli, si fa sentire nella carlinga esile, ma robusta, del nostro Cap10.

 

Dario mi spiega gli ultimi controlli prima del decollo, si accerta che io stia bene......e VIA!

Inizia la nostra corsa di decollo e dopo pochi istanti, mi dice di prendere i comandi...emozione indescrivibile: controllo di aver messo correttamente i piedi nella pedaliera e poso la mano sulla cloche. Devo essere sincero, ancora non sento niente, l'aereo va da solo. Ecco che Dario mi dice di fare rotta verso il box acrobatico a noi riservato e così inizio la virata. Ma non è una virata qualsiasi, l'aereo si inclina.....e come se si inclina. Solitamente sono abituato a guardare giù e l'ala si vede bene, troppo bene, tanto da toglierti la visuale, oggi no. L'ala è perpendicolare al terreno e noi cambiamo rapidamente rotta. Così la Val di Susa adesso è alle nostre spalle e vediamo finalmente la collina torinese. Dario mi invita a fare altre manovre per sentire come reagisce la macchina, e facciamo delle belle virate sfogate (certamente chi mi ha visto da terra avrà pensato che mi manca coordinazione nei movimenti ma che volete, è la mia prima volta!)

 

Finalmente, entriamo nel box e devo fare le mie manovre: la prima è un fieseler (la mia manovra preferita) e la seconda un looping (comunemente detto "giro delle morte").

 

Non so descrivervi l'emozione di questo momento, un misto tra paura (per le reazioni del mio fisico) e una incredibile voglia di non smettere mai di volare.

 

 

Fieseler
Fieseler

Il range di velocità varia dai 200 ai 250 kmh, la massima velocità per le manovre acrobatiche di questa macchina. Dario mi da il via e così, dal volo livellato, puntiamo rapidamente il muso verso l'alto. Non so se per fortuna o per cos'altro, la manovra mi riesce bene e saliamo in verticale fino a smaltire tutta la velocità di avanzamento. L'abitacolo comincia a vibrare, ma non in modo violento come mi aspettavo, ma un leggero tremolio con il quale l'aereo ti avvisa che ormai non si sale più. Dario mi da una mano, anzi un piede, per completare la manovra, infatti a questo punto bisogna affondare il pedale sinistro per far ruotare l'aereo come se facesse perno sull'estremità dell'ala. Con la prua verso il basso l'aereo riprende velocità tanto da permetterci di avvitarci delicatamente per orientare l'areo verso la pista.

 

Looping
Looping

Livelliamo nuovamente e, ripresa la giusta velocità, iniziamo la seconda manovra: il looping.

Dario mi dice di tirare a me la barra in modo delicato, L'aereo, docile risponde al comando accompagnandoci in una salita verticale che raggiunge il culmine della volta per chiudersi in un cerchio perfetto (in realtà non credo che il mio fosse perfetto, ma mi piace pensarlo).

Il volo è praticamente finito; ci portiamo all'atterraggio e io ho ancora negli occhi il mondo che gira intorno a me. Durante il fieseler mi ha impressionato vedere l'orizzonte, la città in verticale, come un effetto speciale e rivederela, subito dopo, girata di 180° rispetto a prima.

 

Durante il looping, traguardare l'orizzonte attraverso la mira triangolare posta sull'ala e vedere  il mondo che gira intorno a te, senitre i G positivi (a proposito durante questa manovra ne abbiamo incassato 3,8), muoversi come uccelli nelle tre dimensioni...tutto un insieme di sensazioni che non scorderò mai.

Non ho provato sensazioni di disagio durante le manovre e la cosa mi ha sorpreso però, una volta a terra, ho sentito lo stomaco non molto felice per l'accaduto e mi ci sono voluti diversi minuti per farmi passare la nausea.

 

 

 

Extra 300L
Extra 300L

Ora vi racconto qualcosa del pilota Dario Costa. Ha alle spalle circa tremila ore di volo su 50 diversi tipi di aerei dai monomotore a pistoni ai bimotori a turbina. Attualmente, quale istruttore di acrobazia presso l'Aeroclub di Milano, vola prevalentemente sull'Extra 300L (qui accanto una foto che gli ho scattato alcune settimane fa), sul CAP 10C ed il monoposto CAP 21. Ha la licenza di pilota Commerciale con Airline Transport Pilot Licence (Frozen), abilitazioni IFR Multi Engine ed Acrobatica ed abilitazione come Flight Instructor VFR, IFR e Acrobatico, ground instructor per i corsi ATPL ed è Esaminatore ICAO LPR.

 

Un curriculum di tutto rispetto per un giovane pilota che ora si sta impegnando ad organizzare il 26° Campionato del Mondo di Acrobazia che si terrà a Foligno dal 31 agosto all'11 settembre 2011.

 

Ringrazio Dario per la sua disponibilità ed i miei amici Rocco e Federico che mi hanno tenuto compagnia in questa mattinata ricca di emozioni.

 

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  • #1

    Ruggero (domenica, 31 luglio 2011 10:11)

    Come ti ho detto ieri al telefono, sentendoti molto galvanizzato da questa esperienza, ancora complimenti per la bravura (ed il coraggio), Ti invidio tantissimo !!

  • #2

    Lu (mercoledì, 03 agosto 2011 09:55)

    Bellissimo resoconto.
    Guardando le foto e leggendo il racconto, sono arrivata alla conclusione che è stata una fortuna che non potessi essere presente al volo... a me viene già paura a vedere solo la vestizione con il paracadute! Lu

VFR Meeting

Nel primo fine settimana di luglio, l'aviosuperficie di Boglietto, piccolo paese dell'astigiano, è diventata punto di riferimento  e di ritrovo per tutti gli appassionati di aviazione sportiva.

 

Sul campo volo si sono dati appuntamento piloti e appassionati di aviazione per ammirare tutte le ultime novità della produzione aeronautica. Dai semplici ed economici ultraleggeri tubi e tela ai più evoluti e prestazionali esemplari di velivoli in materiali compositi.

 

Da anni, ormai, possiamo vedere su qualsiasi campo volo, velivoli che offrono prestazioni che nulla hanno da invidiare ai fratelli dell'aviazione "maggiore". Si tratta di velivoli dotati di complete strumentazioni per affrontare in tranquillità e sicurezza qualsiasi volo a velocità di tutto rispetto. Il tutto a costi decisamente più vantaggiosi  dell'aviazione "classica".

 

La location fotografica era strepitosa: poter fotografare dal bordo della pista in erba, praticamente disteso a terra (in totale sicurezza) è davvero piacevole. Si colgono particolare che spesso sfuggono dietro una rete di aeroporto.

 

Ma parliamo degli ospiti di questa edizione del VFR Meeting. La manifestazione era aperta a tutti i velivoli in grado di operare da una pista in erba di 650 metri. E gli ospiti non si sono fatti attendere.

Dai velocissimi e bellissimi RV7 che ci hanno deliziato con una gara di inseguimento, quasi una pylon race, ai Piper Seneca. I Savannah si sprecavano; bellissimo quello rosso portato in volo dal pilota collaudatore del'azienda produttrice che ha dimostrato le doti velocistiche, acrobatiche ma soprattutto quelle STOL del velivolo.

 

A giudicare dalla presenza dei suoi modelli, la Tecnam, l'ha fatta da padrona. Tutti i modelli prodotti dall'azienda erano presenti sul campo.

 

E poi gli autogiro, tutti di produzione italiana. E dopo gli autogiro, tanti elicotteri: i CH7 Angel, un AB206, il nuovissimo CH77 (non sapevo esistesse!!!).

 

In conclusione, il VFR Meeting è stata una occasione di incontro per vecchi e nuovi piloti. Una vetrina per le aziende del settore che hanno esposto e portato in volo le ultime novità del mondo dell'aviazione sportiva.

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F8L "Falco"

1963 Aeroautodromo di Modena: foto gentilmente concessa da Adriano Ferrari, tratta dal suo archivio
1963 Aeroautodromo di Modena: foto gentilmente concessa da Adriano Ferrari, tratta dal suo archivio

Questo post nasce per celebrare una delle più belle creazioni del genio dell'aviazione moderna. Scomparso nel maggio del 2010, l'Ingegnere Stelio Frati ha disegnato alcuni degli aerei più belli mai progettati in tempi in cui non esistevano computer e plotter ma solo tecnigrafo e regolo.

 

Mi sono trovato in hangar con il Falco n. 219 con registrazione I-MILI, costruito nel 1961 negli stabilimenti della Aeromere di Trento. Si tratta di un "III Serie" con un motore Lycoming da 150 hp. Il mio intento è quello di esaltare, con la fotografia, le linee e la perfezione delle forme pensate più di 50 anni fa, e raccontarvi qualcosa di questo splendido aereo. 

L'Ingegner Stelio Frati, nasce nel 1919 a Milano e si laurea al Politecnico in ingegneria meccanica nel 1943 (all'epoca non esisteva ancora una sezione di ingegenaria aeronautica). In seguito vi tornò per 10 anni come docente.

 

Il Falco spiccò il volo nel 1955 e venne prodotto dalla società Aviamilano e da altre aziende taliane. L'aeromobile, interamente realizzato in legno di abete rosso (per la struttura) ed in compensato di betulla curvato con il vapore caldo (per i rivestimenti), ha la cellula suddivisa in due sezioni: il motore  con l'abitacolo ed il cono della coda che sostiene il timone e lo stabilizzatore.

 

Nonostante la costruzione lignea, il Falco è in grado di resistere a stress strutturali di oltre 8 g (8 volte la forza di gravità!!!).

 

Per questo progetto, nel 1960, Stelio Frati venne insignito del premio "Compasso d'oro", riconoscimento che viene assegnato dall'Associazione Disegno Industriale con l'obiettivo di premiare il Design del prodotto. Credo sia la prima volta che un premio di design venga concesso per una produzione aeronautica.

 

Più recentemente, negli anni '80, il progetto è stato acquisito da una società statunitense, la Sequoia Aircraft Company di Richmond in Virginia, che ha messo in produzione i kit di realizzazione del Falco apportando alcune modifiche progettuali ma sempre rispettando il progetto originale dell'Ingegner Frati.

I-MILI - foto tratta dal sito di Luigi Aldini
I-MILI - foto tratta dal sito di Luigi Aldini

l'I-MILI, questa è la registrazione dell'esemplare ospitato a Torino-Aeritalia, ritengo sia un aeromobile autentico in quasi tutte le sue parti. Basti pensare che il pomello in legno della manetta del gas riporta ancora inciso il logo "Aeromere - Trento".

Qui accanto ho inserito una vecchia foto rinvenuta sulla rete che raffigura il Falco con una livrea di alcuni anni fa. Quella attuale è bianca con finiture di un bel blu navy e bordino argentato, che poco si discosta da quella originale.

 

L'aeromobile è in ottimo stato di conservazione; ancora volante e non ha subito modifiche importanti. Quelle più evidenti e visibili sul cruscotto sono un moderno apparato GPS ed un display che indica la temperatura esterna. Qualche altra miglioria è stata apportata, ma nel complesso l'aeromobile è rimasto autentico. Non si può migliorare ciò che nasce perfetto!!!

A bordo ci si sente come su una macchina sportiva: uan volta a bordo sembra di esser seduti sul fondo dell'abitacolo; dei sedili si individua lo schienale e null'altro. L'abitacolo è essenziale, privo di fronzoli, con tutti i comandi a porta di mano, immagino per l'esiguo spazio a disposizione e poterli così raggiungere una volta che ci si assicura al sedile con le cinture; anche il dispositivo per l'azionamento in emergenza del carrello retrattile è prontamente raggiungibile senza tanti sforzi in quanto posto tra i sedili poco dietro il trim.

 

La ricerca e la cura dei dettagli è tale che, sul dorso dell'ala e sulla cofanatura motore, sono presenti gli indicatori meccanici che segnalano la corretta estrazione del carrello. Non che manchi l'indicatore luminoso sul pannello strumenti, ma quelli meccanici sono una garanzia in più. Finezze!

 

L'ala stretta, corta e sottile fa di questo aereo una macchina impegnativa da volare;  in volo la velocità sale rapidamente ed in atterraggio bisogna sapientemente smaltire la velocità prima di estrarre il carrello ed i flaps. E' una macchina che richiede una discreta esperienza di volo. Qualcuno la definirebbe "nervosetta".

 

Nell'abitacolo, dietro ai due posti per pilota passeggero, è presente un vano bagagliaio. Proprio come una machina sportiva, il Falco non dispensa comodità ma prestazioni velocistiche, un po' di acrobazia e tante emozioni. Niente di più; le comodità le lascia ai vari Cirrus, Cessna  o Piper.

 

Motore: 150 hp Lycoming O-320-A2A
Elica: Fixed or Hartzell  C/S
Apertura alare: m 8,65
Lunghezza: m 7,03
Peso in volo: Kg. 778

Peso a vuoto: kg. 513
Posti: 2
Velocità massima: kmh 337,96
Velocità massima di crociera: kmh 305,78
Velocità economica di crociera: kmh 260,71
Velocità di stallo: kmh 98,17

Rateo di salita: 1.070 piedi  al minuto

Tangenza massima: 19.000 piedi

Autonomia: 1.126 Km (30 min riserva)

  

Zuiko OM 50mm 1.8
Zuiko OM 50mm 1.8

Per questa sessione fotografica ho utilizzato, insieme alla mia Olympus E5, un vecchio obiettivo Olympus-Zuiko OM 50 mm f1,8. Un'ottica completamente manuale con tanti anni di vita alle spalle, più che adeguata per un vecchietto come il Falco.

 

  Non è semplice utilizzare questo obiettivo e le ragioni sono diverse: innanzitutto non sono più abituato a lavorare senza autofocus; poi, un'ottica così luminosa (f1,8), a tutta apertura non perdona. Basta respirare (e non possiamo non farlo!!!!), che il punto di messa a fuoco cambia e gli errori si sprecano. Un'altro problema è dato dal lavorare in "stop-down" ovvero, si mette a fuoco a tutta apertura per avere la massima luminosità e poi si chiude il diaframma secondo le nostre esigenze di scatto. In questo modo il mirino diventa estremamente buio, rendendo difficile la messa a fuoco qualora si debba cambiare qualche impostazione o l'inquadratura. Tante complicazioni ma anche tante soddisfazioni.

 

Ho lavorato tutte le mie immagini in bianco e nero perché trovo siano più piacevoli; inoltre l'assenza di colore consente di apprezzare meglio le forme armoniose di questo aereo.

 

 

 

Per la foto a colori, tratta dal sito www.aldini.it, si ringrazia Luidi Aldini.

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  • #1

    marcello (venerdì, 16 settembre 2011 18:13)

    vorrei sapere dove hai trovato il vecchio zuiko...!!!
    bravo simone.

Turin Airport

Son tornato a Caselle......

amici, questo venerdì ho ripreso una mia vecchia abitudine: andare a Caselle per fotografare qualche aereo. La speranza è sempre quella di fotografare qualcosa di nuovo, di mai visto.....ma non è così. O almeno non lo è in parte. Infatti, questa volta la perseveranza è stata premiata; ma di questo ne parlerò dopo.

 

La gitarella a Caselle è anche occasione per rilassarmi un pochino; dopo una settimana di lavoro lì, lungo la recinzione dell'aeroporto, riesco a rilassarmi e svagrmi un pochino. Ho solamente un impegno: cercare di scattare foto accettabili e pubblicabili su jetphotos.net per ampliare la mia collezione.

 

A differenza di altri amici e colleghi spotters, preferisco recarmi in aeroporto ed essere "sorpreso" dai voli che arrivano. Molti si documentano sul traffico aereo programmato per la giornata così da valutare la convenienza di un appostamento lungo la recinzione dell'aeroporto.A me questo non piace.

 

Ma torniamo alla nostra giornata. Sembrava dovessi rassegnarmi al solito traffico pomeridiano di Caselle, ed invece, poco dopo il mio arrivo decolla un C27J Spartan. Davvero interessante perché ha una registrazione provvisoria (sono certo che sia destinato agli USA) e una gondola motore non è completamente verniciata. Questa è fortuna. A questo punto decido di cambiare posto per riuscire a rifotografarlo in atterraggio, e così mi sposto al piazzale del mercato di Caselle. Errore gravissimo!!! Al suo rientro il C27 atterra dalla parte opposta, non passandomi davanti e privandomi di una sequenza insolita in quanto gli atterraggi verso sud sono abbastanza rari qui a Caselle. Pazienza, sarà per la prossima volta.

 

Non mi resta che confidare nella fortuna ed attendere l'arrivo di voli interessanti: in mezzo ai soliti voli schedulati per questo pomeriggio, si presenta un bellissimo Falcon 50 della Michelin (l'azienda di pneumatici). Credo non sia mai sceso a Caselle.

Poco dopo, riconosco un sibilo proveniente dal punto attesa della pista, di un aereo pronto a decollare; non è difficile riconoscere il suono dei motori dell'Eurofighter ed infatti, pochi secondi dopo, si sente il rombo dell'EFA che si innalza in verticale nel cielo sull'aeroporto. Non mi resta che pazientare ed attendere il suo rientro. Nel frattempo vedo dopo tanto tempo, un MD82 dell'Alitalia. Gli appassionati sanno che si tratta di un aeromobile ormai raro ed in fase di dismissione da parte della nostra compagnia di bandiera. Ci vuole circa un'ora di attesa e finalmente vedo in lontananza l'Eurofighter....si tratta dell'esemplare biposto che non sono mai riuscito a fotografare decentemente, ma questa volta è mio.

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  • #1

    Ruggero (domenica, 03 luglio 2011 10:30)

    Bel colpo Simon !! Ed apprezzo questo tuo approccio "puro" allo spotting :-)

  • #2

    Paolo (domenica, 03 luglio 2011 11:06)

    L' 80 che è venuto su ieri l' ho portato io da Palermo a Roma.

Quattro passi per Torino

Primi scatti con la E5 in giro per Torino.

Con Rocco e Francesco abbiamo deciso di fare un giretto per Torino e provare alcuni scatti notturni. Fino all'ultimo la sessione era in forse perchè su Torino si è scatenata una tempesta di vento e acqua che ha tirato giù alberi e cartelloni. Nonostante ciò, l'audacia è stata premiata con una serata piacevole, dalla giusta temperatura e solo quattro gocce che non hanno disturbato più di tanto. Il nostro incontro era davanti alla Gran Madre, noto monumento che si affaccia sul Po. Gli spunti fotografici da quella posizione sono infiniti. Si possono fotografare i Murazzi, illuminati da luci multicolore che si rispecchiano sull'acqua del fiume, oppure si possono fotografare le Luci d'Artista del Monte dei Cappuccini: dischi di luce blu al neon che circondano come tanti piccoli UFO la cupola della chiesa. Anche il Ponte Vittorio Emanuele I, si presta ad interessanti interpretazioni. Dopo la pioggia la superficie di pietra risulta bagnata e lucida e cosente di giocare con riflessi di luce.

    Dopo esserci trastullati in zona Piazza Vittorio, decidiamo di raggiungere la Mole Antonelliana che in questi giorni è ancora addobbata a festa per i 150 anni dell'Unità d'Italia, con il suo collare di luci tricolori, progetto di Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto.

Qui non possiamo che approfittare delle perfette geometrie dell'Auditorium della RAI per sperimentare composizioni insolite.

 

Siamo fuori da più di un'ora con il nostro zaino carico di attrezzatura fotografica e la stanchezza comincia a farsi sentire; la nostra tappa sucessiva è Piazza Castello. Certo non si può dire che manchino i nostri "colleghi": ovunque si vedono appassionati di fotografia, con le attrezzature più differenti, intenti a documentare aspetti della città di Torino, proprio come fa Filippo, fotografo conosciuto in serata. Speriamo si faccia un buon uso di questi "documenti" fotografici. Speriamo si abbia la cura di conservare nel tempo quanto fotografato, perché un domani sarà bello poter osservare le differenze con il passato, proprio come facciamo adesso con le vecchie stampe del secolo scorso.

Anche qui gli spunti fotografici non mancano: da Castore e Polluce davanti al Palazzo Reale alla splendida recinzione con finiture dorate, da Palazzo Madama all'insolito "missile" che sorge all'inizio di via Pietro Micca. L'unica cosa che manca è il tempo in quanto per ogni foto sono necessari alcuni minuti di preparazione e diversi secondi di esposizione.

 

La nostra serata giunge al termine e facciamo ritorno verso le nostre autovetture non senza però  fotografare la Luna che si leva sopra i palazzi, accompagnata da Palazzo Madama.

 

Il test notturno con la E5 non può che essere soddisfacente: il peso si fa sentire, soprattutto con il battery-grip ed il cavalletto Manfrotto appeso sotto. Se ne frega della pioggia e dei maltrattamenti, nel complesso è un vero piacere fotografre con questa macchina. Ho avuto modo di sperimentare quasi tutte le ottiche: il 14-54, il 9-18 ma soprattutto il mio preferito, il 35-100 f2.

 

Ringrazio gli amici per la compagnia della serata.

 

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  • #1

    Francesco (martedì, 21 giugno 2011 23:22)

    Che belle neh!

  • #2

    febo60 (domenica, 26 giugno 2011 16:02)

    ottime foto,vedo che quaesta E-5
    la stai strapazzando a dovere, come la
    vedo io olympus con la E-5 ha fatto un
    bel passo in avanti, saluti Marco.

  • #3

    Riccardo Scuderi (venerdì, 16 settembre 2011 10:32)

    Grande Simone, ti sei costruito davvero un bel sito web e le tue foto sono davvero spettacolari (splendide quelle della "mia" Torino!) Non finiroò mai di ringraziarti per avermi aperto gli occhi (ed il cuore) sul fantastico mondo della fotografia (ricordi le chiacchierate in ufficio?).... un abbraccio sincero e ci sentiamo presto

I colori dal cielo

Cos'è che spinge gli appassionati di volo a staccare l'ombra da terra?

Saranno forse le sensazioni che si provano, le accelerazioni sui tre assi, la sensazione della velocità o la possibilità di spostarsi tra due località senza trovare code. Dal mo punto di vista credo si tratti semplicemente del gusto di osservare il mondo da un'altro punto di vista, senza le imperfezioni che lo caratterizzano (la sporcizia e tutte le brutture che si vedono in giro).

 

In questi anni ho avuto la fortuna di volare su diversi velivoli, tutti meravigliosi; ma quello che sto provando in questo periodo mi regala delle prospettive nuove per l'osservazione.

 

Non voglio che queste mie righe vengano prese come una "sviolinata" nei confronti di Francesco e del suo autogiro, ma ciò che è giusto è giusto! Credo di non aver mai avuto modo di scattare fotografie come invece riesco a fare da questo velivolo.

 

L'assenza di una carlinga chiusa, che in molti casi può essere considerato uno svantaggio, si dimostra una qualità vincente per l'uso fotografico; è davvero insuperabile. Tra la mia macchina fotografica ed il paesaggio non ci sono ostacoli di sorta: nessun vetro, nessun montante, niente di niente. Sei appeso ad un rotore e puoi osservare tutto ciò che ti circonda a 360°.

 

Di contro, si rischia di patire il freddo se non si vola coperti in modo adeguato. Per esempio, in questa ultima sessione fotografica, abbiamo sofferto un pochino a causa delle raffiche di vento che ci bastonavano da ogni dove. Ma come vedete sono sopravvissuto!!

 

Il nostro volo di sabato mattina non è stato particolarmente lungo; circa mezz'ora di volo per goderci la splendida visibilità regalata da qualche giornata di vento. Si vedeva l'arco alpino come se fosse dietro l'angolo. Ho ritenuto potesse essere interessante documentare cosa si può vedere da questo punto di osservazione privilegiato che è l'autogiro. Gli scenari che ci si sono parati davanti sono meravigliosi: la campagna lavorata, i colori dell'erba che cambia a seconda dell'irrigazione. Una miriade di striature e di colori che da terra, nel misero mondo a "due dimensioni", non possono essere notate.

 

Vi lascio alle foto e buon divertimento.

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  • #1

    Francesco (martedì, 31 maggio 2011 00:34)

    Belle!!! E' carino vedere cosa combini là dietro mentre non posso vederti... :-)

Svolazzando....

Il mio appuntamento all'Aeroclub con Francesco è per le ore 14:00.

Farò il "sacco". Ciccio ha bisogno di un passeggero per fare qualche touch&go sul campo con il suo autogiro. Io, ben felice, mi rendo disponibile così ne approfitto per fare qualche foto. Ad un volo non si dice mai di no.

 

CI prepariamo per il volo. Chiedo a Ciccio di mostrarmi i controlli prevolo: iniziamo a verificare la pressione del carrello anteriore; poi passiamo al pannello strumenti per verificare che tutti gli interruttori siano in posizione corretta; si verifica la pedaliera ed i tiranti per il timone. SI passa, poi, al rotore e ad i suoi leveraggi, il motore Rotax e l'elica propulsiva. Si prosegue sul lato opposto del velivo e si conclude nuovamente sull'abitacolo anteriore. Un giro completo.

 

Siamo pronti...."VIA DALL'ELICA" grida Ciccio, per avvisare tutti che siamo pronti a mettere in moto ed il Rotax, puntuale, si avvia con i suoi 2200 RPM. Attendiamo che le temperature raggiungano i valori ideali per il funzionamento e chiediamo alla torre l'autorizzazione a raggiungere il punto attesa per la prova motore; autorizzati. Raggiunto il punto attesa, freni e via alla prova motore....3200 RPM e prova magneti. Tutto fila liscio

Veniamo autorizzati all'allineamento sulla 28 destra e ci prepariamo al decollo. L'autogiro ha un dispositivo meccanico, il prerotatore, che avvia il rotore principale, che in volo gira libero solo per effetto del vento relativo, affinché la corsa di decollo sia più breve. Ora vi spiego meglio.....

A 2200 giri si attacca il prerotatore con un sistema pneumatico ed il rotore inizia a girare; al raggiungimento dei 200 giri al minuto, si distacca il prerotatore, si porta avanti la manetta del gas e si porta la barra di comando alla pancia....pochi metri di corsa e ci troviamo in volo.

 

Facciamo il nostro primo circuito e quando siamo in finale Ciccio decide di dare nuovamente motore e comunica alla torre la nostra intenzione di fare rotta verso l'aviosuperficie di Pianezza. La raggiungiamo dopo pochi minuti di volo e Francesco decide di atterrare....Fantastico! Dopo la comunicazione all'aria delle nostre intenzioni, atterriamo sulla pista in erba; un bellissimo atterraggio. Incontriamo Carlo, responsabile del campo volo, che è appena atterrato con un P92.

 

Io colgo l'occasione per scattare qualche foto approfittando della nuova ambientazione dell'autogiro. Dopo qualche chiacchera con gli amici, decidiamo di decollare e fare rotta verso l'aviosuperficie di Busano. Non ci posso credere: stiamo volando liberi proprio come raccontava Richard Bach nei suoi romanzi.

 

Si decolla e finalmemte Francesco mi lascia sentire la risposta dei comandi di volo dell'autogiro. Basta il pensiero per effettuare le manovre; il velivolo è estremanente docile nell'assecondare i comandi.

 

In meno di mezz'ora raggiungiamo il campo volo di Busano e troviamo gli amici della NorthWest Service, scuola di volo per elicotteri. Dentro l'hangar c'è anche un elicottero che ritengo uno dei più belli mai realizzati: l'SA341 Gazelle, di un bellissimo colore giallo proprio come il nostro autogiro.

 

Ormai si è fatto tardi. Dobbiamo rientrare all'Aeroclub non senza però passare al bar di Busano per bere qualcosa di fresco, rigorosamente analcolico!

 

Ci prepariamo per il volo di rientro con i soliti, ma mai inutili, controlli prevolo e dopo il decollo facciamo rotta verso casa. La nostra esperienza di volo è terminata con l'atterragio sulla pista 28 sinistra in erba dopo 3 ore e mezza di balzi da un campo all'altro.

 

Che dire....è stato tutto meraviglioso; un bellissimo pomeriggo di volo puro, proprio come si faceva un tempo.

 

Grazie Francesco.

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Varese Airshow

L'avevo detto ai ragazzi delle Frecce Tricolori in occasione della mia visita a Caselle: "Ci vediamo all'airshow di Varese". Sembrava più una scommessa che una promessa. Fino all'ultimo, infatti, la gita fuori porta era in dubbio. Le previsioni meteo erano davvero nefaste a causa di un fronte freddo che si accingeva a scavalcare le Alpi.

Nonostante tutto, con una certa audacia, ho ritenuto che si potesse provare. Non potevo far perdere a Lu la sua prima manifestazione aerea. Ero contentissimo di avere con me Luisa, che oltre ad avere un certo timore degli aerei, non aveva mai visto evoluzioni aeronautiche ma soprattutto le Frecce Tricolori. Con noi c'era anche Rocco, anche lui nuovo a questo genere di eventi.

Così sabato mattina, dopo la sveglia alle 6:00 per i preparativi, passo a prendere Lu e poi Rocco per recarci in quel di Venegono Superiore, sede dell'Aeroclub di Varese nonché dell'Aermacchi, storica azienda aeronautica italiana del Gruppo Finmeccanica. Il cielo e la luce sul campo non erano dei migliori ma ci si deve accontentare; per fortuna non è piovuto.

L'organizzazione dell'evento è stata impeccabile: l'accesso alle aree di parcheggio era ben congegnata tanto che i tempi per raggiungere l'aeroporto sono stati accettabili. Un pochino meno quelli di deflusso alla fine della manifestazione (ma ho visto e provato di peggio!!!).

L'attesa per questo evento era tanta da parte mia; l'ultima manifestazione a cui ho partecipato è stata più di un anno fa a Cameri e l'astinenza cominciava a farsi sentire.

Il programma che era stato annunciato era interessantissimo poi, in corso d'opera, ha subito qualche variazione. Purtroppo non hanno preso parte all'evento l'Eurofighter 2000 dall'Alenia di Caselle e il convertiplano BA609 (Bell-Agusta) entrambi annunciati nei giorni scorsi. Tuttavia il programma proposto mi ha colpito non poco.


Finalmente ha inizio la manifestazione: due Cessna dell'Aeroclub di Varese ci danno il benvenuto con un decollo in formazione ed una serie di passaggi in asse pista per cedere poi la scena al Team Paramotoristi Audaci, un gruppo di piloti di paramatore che volano in formazione con fumogeni colorati e bandiere. Il vento, neanche troppo forte, ha creato non pochi problemi agli atleti in quanto il range di velocità di utilizzo del paramotore è abbastanza limitato. A conclusione dell'esibizione, i paramotore sono atterrati davanti agli ospiti di Finmeccanica.

 

Subito dopo i paramotore, si è levato in volo l'EXTRA 300L pilotato da Francesco Fornabaio che, dopo una interminabile salita, si è esibito in una serie di evoluzioni impressionanti. Una serie quasi infinita di vite piatta rovescia e manovre con forti componenti centrifughe che rendevano difficile comprendere la reale direzione di moto dell'aeromobile. Davvero impressionante; anche solo immaginare le sensazioni che si possano provare in quelle fasi di volo, fa venire la pelle d'oca.

 

E mentre l'EXTRA si apprestava a concludere il suo display, l'AW139 di Agusta-Westland, si portava sul raccordo in attesa di poter impegnare lo spazio aereo per l'esibizione....E che esibizione! Il pilota, uno dei test pilot dell'Agusta, ha spinto l'elicottero in un inviluppo di volo ben oltre quello cui siamo abituati a vedere solitamente sulle nostre teste nei voli operativi. Rapidi cambi di direzione; salite in verticale e fiesler rapidissimi; passaggi ad alta velocità il tutto accompagnato dal suono "rotondo" generato dal rotore pentapala. A fine esibizione, l'elicottero ha elegantemente fatto un "inchino" per il pubblico prima di atterrare.

Solo un appunto: non potevano utilizzare una livrea un pochino più vistosa? Il bianco su un cielo lattiginoso non è stato proprio il massimo da vedere.

 

  Dopo l'AW139 si è levato "Volpe 218", un AB412 della Sezione Aerea di Venegono della Guardia di Finanza, che si è esibito in una simulazione di soccorso aereo con una squadra della Sezione S.A.G.F. (Soccorso Alpino della Guardia di Finanza) di Sondrio. Due uomini sono stati calati con il verricello e subito dopo anche un altro soccorritore, insieme al suo cane, è stato calato sul luogo della dimostrazione.

 

L'unico ospite pervenuto dall'Alenia di Caselle è stato il C27J "Spartan". Questo aereo l'abbiamo visto in tante occasioni esibirsi in tonneaux a botte, looping passaggi alla massima velocità e atterraggi al limite dell'umana comprensione. Ma questa volta mi ha sorpreso: subito dopo il decollo, il pilota ha affondato il piede destro e girato il volantino dalla parte opposta. Lo Spartan ha iniziato ad imbardare, ovvero a girare piatto sull'asse verticale, disponendosi perpendicolare alla pista da cui era appena decollato. Era evidente la perdita di velocità ma vedere una aereo così grosso intraversarsi ed avanzare quasi di lato, lascia davvero a bocca aperta. E' sorprendente vedere come questo bestione sia tanto agile e manovrabile da non sembrare poi, tanto grosso. Il tutto si conclude con un atterraggio tattico in un fazzoletto di pista. Credo sia una delle peculiarità di questo aeromobile.

 

Altra meraviglia per me, è stato l'M346 dell'Aermacchi. Il nuovo addestratore avanzato che probabilmente prenderà il posto degli MB339 nei ranghi dell'Aeronautica Militare. E' veramente un aereo meraviglioso; è proprio vero ciò che si dice: un bell'aereo vola anche bene. E questo non solo è bello ma fila che è uno spettacolo. Spazi di manovra ridottissimi, salite mozzafiato fino a sparire in nube, purtroppo bassa. La sequenza di manovre è stata un susseguirsi di tonneaux, salite in verticale e rapide picchiate, senza alcuna pausa, il tutto impreziosito da dense scie di umidità dalle estremità alari.

 

La manifestazione si è conclusa, com'è consuetudine, con l'esibizione delle Frecce Tricolori. Purtoppo la copertura estremamente bassa delle nubi non ha consentito l'esecuzione del programma classico della pattuglia. Ci siamo dovuti accontentare del programma basso a sviluppo orizzontale. Niente incroci o scampanate ma solo passaggi in formazione stretta e cambi di posizione.

 

L'esibizione si è conclusa con il Tricolore più lungo al mondo, con il solista che incrocia la grande ala tricolore sulle note dell'aria della Turandot cantata da Pavarotti, "nessun dorma". Ogni volta mi vengono i brividi quando assisto a questo passaggio.

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  • #1

    Alberto Ceriana (giovedì, 28 luglio 2011 22:00)

    Ciao Simone
    Mai sei un fotografo professionsta? Come hai avuto il permesso per vedere le Frecce cosi da vicino? C'è qualche segreto? Io abito a Pino Torinese e ogni tanto vado a TRN per spotting. Viaggio molto per lavoro e molte mie foto su JetPhotos sono di cabine di pilotaggio. Ma sono ancora "junior" con molto da imparare. Saludos! Alberto

PAN: Pattuglia Acrobatica Nazionale

Finalmente sono arrivate!!!!

Da tanti anni attendevamo le Frecce Tricolori sui cieli torinesi e ora, in concomitanza con i festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia, il Giro d'Italia, il Raduno nazionale degli Alpini e tante, tante altre cose.....la PAN ha regalato la sua preziosa presenza offrendoci il Tricolore più lungo al mondo. Nove MB 339 sono partiti da Caselle per ricomporre la formazione e sfrecciare, uniti come un solo velivolo, sul centro della città con i fumi tricolori della nostra bandiera. Due passaggi accolti dall'applauso e l'entusiasmo dei torinesi e dei turisti che affollano la città in questi giorni.

Venerdì ho trascorso la mattina intera sul piazzale dell'Alenia a Caselle per vedere e documentare l'arrivo della Pattuglia. Tre velivoli erano giunti a Torino il giorno prima per "battere" i punti di riferimento per l'esibizione della PAN. Purtroppo, ragioni di sicurezza e spazi non idonei, non consentono l'esecuzione del programma completo che le Frecce Tricolori preparano ogni anno. Dobbiamo accontentarci del passaggio con i fumi. Meglio di niente!!!

La mia emozione nel poter stare a contatto con gli aerei della Pattuglia e vicino ai sui componenti è tantissima! Per la prima volta ho potuto vedere da vicino questi ragazzi che fanno sognare migliaia di persone con le loro evoluzioni. Tanti, vedendoli in gioventù, hanno desiderato di poter prendere, un domani, il loro posto sui Macchi della PAN. Pochi ci sono riusciti e quei pochi ora hanno il compito di regalare emozioni in giro per il mondo. Senza alcuna tema di smentita si può affermare che le Frecce Tricolori siano il biglietto da visita dell'Italia. E pensare che qualcuno aveva proposto di eliminarle perché inutili, inquinano e fanno rumore.......follia!

Ho avuto modo di scambiare giusto quattro chiacchere con gli specialisti ed i piloti che preparavano i velivoli. Dei veri gentlemem! Disponibili e cordiali per qualsiasi chiarimento.....ad ogni modo ho preferito mantenere un basso profilo; poche domande, per non disturbare e tante foto, per cogliere gli aspetti più interessanti del lavoro di questi uomini.

Gli specialisti prepaprano i tre aerei che hanno trascorso la notte tra il giovedì e il venerdì qui a Caselle; tolgono i teli protettivi dai tettucci; tolgono le protezioni dai tubi di pitot e dalle prese d'aria del motore. Iniziano i controlli, ripristinano i livelli dei liquidi idraulici del velivolo, in attesa dell'arrivo degli altri aeromobili. In tutto 11 velivoli, compreso quello del Comandante, che si sono presentati a Caselle alla spicciolata.

Io attendevo l'arrivo del velivolo che avrebbe portato il Maggiore Andrea Saia, Responsabile P.R. e speaker della Frecce Tricolori al quale chiedere l'autorizzazione per la pubblicazione delle foto. Lui, gentilissimo, ha acconsentito....non immaginate la mia felicità.

Le ore sul piazzale passano in fretta ed è giunto il momento che rientri al mio nido e lasci le Frecce Tricolori. Ma non per sempre: non pago di questa splendida esperienza, mi sto organizzando per partecipare all'airshow di Varese. Non vedo l'ora.

 

Un grazie a Rocco Comandé che mi ha concesso la foto del passaggio con Tricolore su Caselle.

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Good Year a tutti!!!!

 

Ciao amici "volanti" e non.


Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di vedere un mezzo aereo davvero particolare. Una tipologia di mezzo che ha scritto la storia dell’aviazione. Il dirigibile, o aeronave, è un aerostato (cioè un mezzo più leggero dell'aria) che, a differenza della mongolfiera, è in grado di manovrare e consente al pilota di decidere la propria rotta.

I primi esperimenti risalgono a metà dell'anno 1800. Purtroppo la storia dei dirigibili è legata ad episodi tragici che ne hanno deciso la sorte. Il problema nasceva dal fatto che il gas utilizzato per riempirli era l'idrogeno (altamente pericoloso ed instabile) e non l'elio (gas etremanente raro in passato) che si utilizza negli esemplari più recenti.

Dopo il tragico incidente dell'Hindenburg del 1937, la progettazione e la costruzione dei dirigibili fu interrotta fino a quando, nel 2002, la Zeppelin (azienda storica nel settore) ha prodotto 4 esemplari del modello "NT", riempito ad elio e realizzato con tecniche costruttive ad alto contenuto ingegneristico - aeronautico.

L’aeronave di cui vi parlo è lo “Spirit of Safety II” prodotta dalla American Blimp Corporation e si tratta dell’esemplare nr. 10.

È lungo 39 metri, ha una larghezza di 10,97 metri ed una altezza di 13,41 m. Il suo volume interno è di 1.925,54 m3.

La cabina, appesa sotto l’involucro, è lunga 2.68 m, è larga 1,52 m ed è alta 1,92 m. Ha 5 posti a sedere di cui 3 per i passeggeri e 2 per l’equipaggio. Il personale necessario per garantire l’operatività dell’aeronave è di 13 uomini (compreso l’equipaggio).

Due motori Limbach da 80 cavalli assicurano una velocità di crociera di circa 28 nodi ed una velocità massima pari a 46 nodi.

Ora basta con questa raffica di dati tecnici e vi racconto qualcosa di più interessante….

L’aerostato è giunto da Milano in poco più di 2 ore e mezza di volo per offrire alcuni voli promozionali ad alcuni fortunati operatori nel settore dei pneumatici. Tale operazione è coincisa con l’evento del Giro d’Italia di cui la Good Year è sponsor ufficiale.

A ricevermi ho trovato Ben, un giovane di Birmingham addetto alle operazioni di terra, il quale si è offerto di mostrarmi e spiegarmi i dettagli della aeronave. Mi ha pure invitato a salire a bordo!!!! Davvero gentilissimo.

 

Le operazioni di pilotaggio possono sembrare semplici ma nella pratica non lo sono affatto. L'inerzia di questo mezzo, pur essendo leggero, non deve essere semplice da gestire. Immagino che in fase di ormeggio si arrivi con un certo abbrivio, come fanno le imbarcazioni, in attesa che il personale di terra possa recuperare le cime di prora e assicurare il dirigibile al pilone.

 

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Un bel week end nel Monferrato

Ciao amiche ed amici,

per queste vacanze pasquali Lu, Red ed io siamo andati nel Monferrato per trascorrere un paio di giorni in serenità senza il pensiero del lavoro e del traffico cittadino.

Così, sabato pomeriggio abbiamo raggiunto i genitori di Lu a Mombello Monferrato, un comune dell'alessandrino. Le previsioni meteo per i giorni pasquali non promettevano bene: cielo coperto e rischio pioggia. In realtà il cielo è stato clemente con noi e domenica di Pasqua siamo stati coccolati dal caldo di una piacevole giornata primaverile.

 

Ed il lunedì non è stato da meno: così generoso che il caldo forse era eccessivo; per fortuna un piacevole venticello ha reso meno fastidioso il caldo. Com'é consuetudine per questa ricorrenza, mega grigliata all'aperto in compagnia di tanti amici.

Anche per questa gita fuoriporta non potevo non portare con me la mia attrezzatura fotografica e non sono mancati gli spunti per qualche scatto di interesse. In alcuni casi foto estremamente difficoltose, come la serie scattata agli insetti intenti a prelevare polline dai fiori della salvia. Probabilmente l'insetto fotografato è un bombo che, nonostante le sue dimensioni, vola a velocità ed in direzioni imprevedibili.
Scattare queste foto è stato davvero impegnativo: la velocità degli insetti e l'imprevedibilità dei movimenti rende quasi impossibile fotografarli in modo decoroso; oltretutto, trattandosi dei miei primi esperimenti di questo genere, mi ci è voluto tempo per capire come immortalarli con i miei scatti. Nonostante usassi un diaframma abbastanza chiuso per incrementare la profondità di campo, la distanza dal soggetto era talmente ridotta che anche un piccolo spostamento di pochi millimetri portava fuori fuoco il soggetto. Ad ogni modo, ho portato a casa il lavoro.

 

E Red: il mio cagnolino ha dato spettacolo; appena è sceso dalla macchina ha cominciato a correre come un missile senza mai stancarsi. Si è divertito tantissimo, ha sentito profumi della campagna tutti nuovi per lui, si è ruzzolato sull'erba, ha giocato con i presenti e sembrava non ne avesse mai abbastanza.

 

Poi, come non andare a fotografare gli effetti di una frana che ha colpito un pendio di Zenevreto, frazione di Mombello. E' impressionante il danno che ha creato questa frana: sembra che la collina sia scivolata a valle portandosi via tutto. La strada, i pali, i fili e la vigna degli amici.

 

Un bellissimo we grazie a Lu!

 

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