Sankt Stephan - HunterFest

Il 25 agosto, in compagnia di Ale, Andre e Rock, mi sono recato in Svizzera a Sankt Stephan, comune nel Canton Berna, ridente località a poco più di 1000 metri sul livello del mare. Non so a chi sia venuto in mente di passare le Alpi per raggiungere una località a circa 5 ore di macchina da Torino...ma bisognerebbe dedicargli un monumento!!!!

 

Ho scoperto un mondo, aeronauticamente parlando, che ti lascia senza parole. Quando pensi alle vere manifestazioni aeree, la mente corre ai raduni aeronautici degli Stati Uniti, oppure al Salone Aeronautico di Parigi, Le Bourget; mai avrei pensato che a "poche" ore da casa avrei potuto trovare una realtà tanto evoluta dal punto di vista aviatorio che nulla ha a che vedere con le nostre "striminzite" dimostrazioni di volo.

Con gli amici abbiamo deciso di scavalcare le Alpi per raggiungere una località di cui non conoscevo l'esistenza; qui ha sede l'Associazione Hunter di Simmental (Hunterverein Obersimmental).

 

Questa associazione opera su una vecchia struttura militare dell'Aviazione Elvetica non più in uso, con la sua torre di controllo e gli hangar incassati all'interno della montagna. Qui, in mezzo al verde ed ai pascoli, è stato organizzato un fly-in di tutto rispetto; dalle ore 10 del mattino fino alle 17 i piloti hanno volato e regalato forti emozioni. Solo per il pranzo hanno lasciato i velivoli fermi a terra.

 

Per arrivare in tempo alla manifestazione la sveglia è stata molto mattiniera. Partiamo alle 5 e puntiamo verso Aosta ed il traforo del Gran San Bernardo. Nell'avvicinarci alla Svizzera vediamo un cielo minaccioso che sembra promettere intensi rovesci d'acqua. D'altronde tutti gli "esperti" meteo avevano previsto nubifragi, burrasche e quant'altro.

Invece la nostra ostinazione è stata premiata e abbiamo trovato condizioni meteo invidiabili: cielo azzurro, a tratti coperto, aria limpida e temperatura ottimale.

 

Nonostante queste condimeteo ottimali, non è stato semplice scattare foto in quanto i passaggi da zone fortemente illuminate a zone totalmente in ombra non facilitava lo scatto.

Hawker Hunter Mk.58 "Papyrus"
Hawker Hunter Mk.58 "Papyrus"

Tante cose mi hanno stupito nell'assistere a questo spettacolo: i bagni puliti, la pulizia dei prati per il pubblico sia prima che dopo la mainifestazione, la totale assenza di ostacoli tra il pubblico e la linea volo. Per intenderci, nessuna transenna per contenere ma solo un esile filo arancione per evitare di avvicinasi eccessivamente ai velivoli in manovra, pubblico a pochi metri dalla via di rullaggio (e la foto qui a fianco rende bene l'idea!!!), nessun addetto alla sicurezza che ti si piazza davanti nel momento in cui scatti la foto (da noi in Italia è una cosa praticamente automatica).

Durante l'intera giornata un elicottero AS 350 B3 Ecureuil della Eagle Helicopters ha effettuato voli turistici con passeggeri a bordo mentre sul cielo campo si esibivano Pilatus PC7, Hawker Hunter e de Havilland Vampire. E questi velivoli hanno volato senza interruzione per l'intera giornata offrendo innumerevoli occasioni per scattare foto e sperimentare tecniche di scatto sempre più interessanti.

AS 350 B3 Ecureuil
AS 350 B3 Ecureuil

Meravigliosi i passaggi in formazione eseguiti dal DC 3 "Dakota" con due Beech 18 in livrea "full bare metal". Sembrava di essere tornati indietro nel tempo...sentire il rombo dei vecchi motori stellari, quelle linee aerodinamiche arrotondate ed eleganti come non se ne vedono più ai giorni nostri. Ma che fatica fotografarli: non tanto per la velocità decisamente modesta, quanto per i fastidiosi riflessi prodotti dal metallo che ingannano il sitema autofocus della fotocamera.

Hawker Hunter Mk.58 "Papyrus"
Hawker Hunter Mk.58 "Papyrus"

Ma torniamo all'ospite di casa: l'Hunter.

 

Erano presenti tre velivoli; due biposto ed il monoposto grande star della giornata. Quest'ultimo è il "Papyrus" con livrea speciale che, da quanto si è capito, dimora proprio negli hangar di Sankt Stephan.

 

Questi velivoli hanno dato spettacolo: passaggi a bassa quota, ad alta velocità; evoluzioni sul cielo campo e formazioni miste con gli altri velivoli presenti.

Lunghezza....................
13,98 m
Apertura alare............... 10,25 m
Altezza........................ 4 m
Superficie alare............. 32,42 m²
Peso a vuoto................. 6.532 kg
Peso max al decollo...... 11.159 kg
Propulsione
Motore......................... Rolls-Royce Avon 207
Potenza....................... 4.560 kg
Prestazioni
Velocità max................ 1.144 km/h
Autonomia.................... 787-2.965 km
Tangenza...................... 16.200 m

Altro velivolo presente alla manifestazione, a mio giudizio molto affascinante per quelle sue linee che solitamente io definisco "inglesi", è il de Havilland Vampire.

Gli esemplari presenti era ben tre, ovviamente tutti di proprietà di privati ed in ottimo stato di conservazione. Non fragorosi come l'Hunter, ma anche loro hanno dato spettacolo.

Ed ora, per concludere, gli altri ospiti interessanti della giornata. 

Alle 17 la manifestazione si è conclusa e, come fosse stato programmato, è venuto giù un temporale con pioggia, vento e grandine.

 

Ma chi ha avuto la pazienza di aspettare ha potuto godersi uno spettacolo meravilgioso: una sorta di regalo per quei pochi che come noi, nonostante la pioggia, sono rimasti.

Uno degli Hunter, scortato da un Vampire, ha effettuato evoluzioni sul campo per il solo gusto di "svolazzare", senza più alcuna limitazione di tempi per la manifestazione, solo per il piacere di farlo; e noi ce lo siamo gustato tutto senza scattare foto, con il naso all'insù.

 

Spero che questa carrellata di foto sia di vostro gradimento.

Ciao e alla prossima.

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Commenti: 6
  • #1

    Piero (giovedì, 30 agosto 2012 12:14)

    Beeeelliiii...
    Eh... e' tutto piu' bello e scintillante quando il soldo gira, nevvero?

  • #2

    Rock (giovedì, 30 agosto 2012 18:14)

    Bello il racconto, ma come dici esserci è un'altra cosa!!!
    alla prossima Rock

  • #3

    Ale (sabato, 01 settembre 2012 15:33)

    La svizzera rimane sempre la svizzera:-)

  • #4

    Ruggero (mercoledì, 12 settembre 2012 09:10)

    Come sempre gran bel reportage e belle foto, mi piace un sacco il Vampire.

  • #5

    Masticating Juicer (lunedì, 15 aprile 2013 16:20)

    This is an excellent blog post! Thanks for sharing!

  • #6

    Livingstone, Zambia Lodges (mercoledì, 14 settembre 2016 07:40)

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31^ Cesana-Sestriere

Anche quest'anno si è disputata la famosa ed importante cronoscalata tra Cesana e Sestriere, gara internazionale valida per il “Campionato Europeo ed Italiano di Velocità in Salita per Autostoriche" in calendario dal 6 all'8 luglio.

Mi sono concesso, in compagnia dell'amico Rocco, una giornata al fresco della montagna sotto il sole che non ha esitato ad ustionarmi. A fine giornata ho patito sia le scottature che un incommensurabile dolore ai polsi per il peso della macchina fotografica.

 

Con l'amico Rocco abbiamo pensato che fosse più interessante e meno affollata la giornata di prove del sabato. In questo modo siamo riusciti ad evitare il pienone che solitamente caratterizza questo evento.

 

Ancor prima della partenza della cronoscalata, si esibiscono alcune vetture che hanno fatto la storia dei rally e delle corse...impressionante vedere auto in uscita dalla curva in piena potenza e controsterzo per controllare la derapata. I partecipanti di questa edizione sono 88, chi supportato da sponsor e chi invece senza alcuna sponsorizzazione....solo per il gusto di scatenare i cavalli della propria auto su una strada montana, almeno per una volta, adibita a pista.

 

Ma parliamo della corsa.

Si resta affascinati da queste autovetture storiche che grazie all'amore dei propri piloti e spesso anche proprietari, godono di una nuova vita. Auto che rischierebbero di non poter circolare in molte nostre città perché non rispettano i requisiti minimi di emissioni di gas di scarico.

 

E invece frecciano in salita anche più veloci di quando sono uscite dallo stabilimento di produzione: A112, Jaguar E Type, Porsche in tutte le salse, Lancia, Lotus, Alfa Romeo, etc.

 

E' incredibile sentire l'eco del rombo dei motori che si diffonde nella vallata. Riesci a percepire l'arrivo dell'auto molti secondi prima che questa sbuchi dalla curva, e così ti prepari a settare la fotocamera e a decidere che tipo di scatto effettuare.

 

Devo essere sincero; non è semplice fotografare automobili da corsa: traiettorie sempre diverse ed imprevedibili, velocità, la luce che cambia continuamente a causa delle nubi di passaggio. Non è stato semplice portare a casa buone foto  ma in mezzo alle centinaia di scatti qualcosa di accettabile c'è.

 

Come si può intuire da queste immagini e da quelle che seguono, la tipologia di automezzi impegnati nella corsa è veramente eterogenea. Pertanto le auto, pur gareggiando insieme, sono suddivise in raggruppamenti per annate di produzione.

L'ordine di partenza per le prove viene assegnato in base ai precedenti piazzamenti: gli ultimi partono per primi, mentre i piazzati delle precedenti edizioni partono per ultimi.

Il record del percorso risale al lontano 1992 ed è detenuto dallo spagnolo Andres Villarino, con il suo 4’32”68, a bordo della Lola T298 BMW 2500. Il percorso ultimamente ha subito alcuni interventi di manutenzione che hanno richiesto la realizzazione di alcune chicane e si estende per 10 chilometri e 400 metri sulla Strada Regionale 23 del Colle del Sestriere. Si passa, pertanto, dai 1350 metri di quota di Cesana ai 2035 di Sestriere per un dislivello complessivo di 685 metri.

Per la cronaca, la scalata di domenica si è conclusa con i seguenti risultati: primo Uberto Bonucci su Osella PA 9/90 con il tempo di 4’54”26, secondo Franco Cremonesi su Osella PA 9/90 e terzo Piero Lottini su Osella PA 9/90.

 

Per quanto riguarda gli altri raggruppamenti abbiamo Alessandro Rinolfi su Morris Cooper S (scuderia Bologna Corse) per le auto costruite prima del 1969 (periodi D, E, F e G1) con un tempo di 6’08”31, mentre per le vetture costruite fra il 1970 e il 1975 (periodi G2, H1) Massimo Perotto su Porsche 911 Rsr (Scuderia Meteco)

 

 

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South Africa - Cape Town

Amici miei,

eccomi nuovamente tra Voi con un nuovo post. Gli impegni familiari, ed altre vicende mi hanno tenuto lontano dal mio sito quanto non avrei voluto. Ma ora sono tornato.

 

Quante cose da raccontare. Certamente la più importante è il mio matrimonio. E si, mi sono sposato con Luisa a fine gennaio, in pieno inverno. Il giorno del matrimonio ha iniziato a nevicare ma è stato, comunque, bellissimo.

La lista viaggi che abbiamo fatto ci ha consentito, grazie alla generosità di parenti ed amici, di andare in viaggio di nozze in Sud Africa e nello Zimbabwe. Che dire....luoghi strepitosi e gente ospitale. Ancora abbiamo negli occhi i paesaggi ed i colori; nel naso, i profumi non tanto diversi da quelli del Mediterraneo ed una temperatura estiva invidiabile (lì è estate quando da noi è inverno).

 

E che fortuna essere stati lontani dall'Italia per undici giorni. Siamo riusciti ad evitare il freddo siberiano che ha investito l'Europa intera.

Anche la produzone fotografica mi ha regalato tante soddisfazioni. Siamo rientrati con circa 3000 scatti. Certamente non tutti belli e degni di nota, ma sicuramente interessanti per la varietà di paesaggi osservati.

Inizio qui con il racconto dalla nostra prima tappa: Cape Town.

 

Partiti da Torino, con scalo a Francoforte, siamo giunti dopo un balzo di 12 ore a Cape Town. Luisa mi ha stupito perché, nonostante la sua insensata paura per il volo, ha affrontato la cosa con coraggio.

 

A Cape Town ci ha accolto una simpaticissima guida di origine italia, Santino, che vive in Sud Africa con la famiglia da tantissimi anni. Ci porta al Taj Hotel Cape Town, un albergo meraviglioso in centro città.

 

Abbiamo il pomeriggio libero tutto per noi e ci gustiamo tutto ciò che circonda il nostro albergo. Il quartiere islamico con i suoi colori; i mercatini nelle piazze; il Company’s Garden, bellissimo parco con molti animali ed una vegetazione rigogliosa.

Tutto è bello, pulito e soprattutto grande.

 

Interessante il Castle of Good Hope, costruito tra il 1666 ed il 1679 dalla Compagnia delle Indie Orientali olandesi, era un punto di appoggio e rifornimento marittimo per i lunghi viaggi dall'Oriente al Nord Europa. Questo castello è l'edificio più antico dell'epoca coloniale in Sud Africa.

Il secondo giorno di permanenza a Cape Town è stato ricco di sorprese. Abbiamo girato tanto con la nostra guida.

La nostra prima tappa è Capo Hout Bay splendida località dove si possono osservare milioni di otarie intente a mangiare, riposarsi e prendere il sole sugli scogli.

 

La nostra barca viene letteralmente circondata da decine e decine di otarie che nuotano e si divertono a surfare sulle onde dell'oceano.

Lasciamo le simpatiche foche per percorrere una bellissima strada panoramica che sovrasta il mare. Una strada che ci porta dritti dritti al parco di Cape of Good Hope, il mitico Capo di Buona Speranza.

 

Il posto è meraviglioso ed incontaminato. Lungo la strada incrociamo gruppi di struzzi, altri animali a cui non sono abituato. Arriviamo alla punta estrema dell'Africa e con Lu decidiamo da salire a piedi anche se potremmo usare il trenino a cremagliera.

 

La vista che ci si presenta davanti è incredibile. Mare, tanto mare, anzi, oceano! La visuale spazia per più di 180° e sembra di percepire la curvatura terrestre.

Pinguini
Pinguini

 

Lasciamo anche il Capo di Buona Speranza e procediamo verso Boulder's Beach. Qual è la particolarità di questo luogo? I pinguini; belli e simpatici pinguini, tutti intenti a proteggere i piccoli dal sole e da possibili attacchi dei gabbiani.

 

E' la prima volta che vedo questi animali allo stato brado e devo ammettere che sono veramente belli.

Salutiamo i pinguini e ci dirigiamo verso il National Botanical Garden di Kirstenbosch, un immenso giardino botanico circondato da monti; strepitosamente verde e rigoglioso, caratterizzato da piante che non avevo mai visto nel nostro emisfero e con tanti simpatici scoiattoli.

 

La nostra giornata volge al termine e cediamo alla proposta di Santino, la nostra guida, di andare a visitare il Waterfront, il vecchio porto rinnovato nei suoi spazi e trasformato in un grande luogo commerciale e di svago. Tanti negozi, tanti ristoranti...tanta gente. Questo è l'unico posto di Cape Town dove si riesce a vedere un pò di vita dopo l'orario di chiusura dei negozi del centro città; negozi che chiudono alle 5 / 5.30 del pomeriggio, un orario a cui non siamo abituati.

 

La nostra giornata è conclusa! Siamo distrutti ed il giorno dopo ci attende un altro itinerario molto impegnativo. Destinazione: Stellenbosch.

 

 

La nuova giornata si apre con una piacevolissima visita a Table View, una bellissima spiaggia con vista su Cape Town. Purtroppo la gita a Table Mountain non può essere fatta in quanto soffia un forte vento sulla città e la funivia è ferma.

 

La spiaggia è bianchissima, mi ricorda alcune spiagge della mia terra, la Sardegna. L'unica differenza è la temperatura decisamente più fredda dell'acqua.

 

Dopo la spiaggia rimontiamo in macchina per raggiungere i vigneti di Stellenbosch. Anche questi paesaggi ci lasciano senza parole: immense distese di vigne perfettamente curate e una architettura molto europea. Anche i nomi di queste aziende ricordano località e suoni europei, francesi in modo particolare.

 

Riusciamo anche a fare una degustazione di vini e formaggi sudafricani....una piacevole parentesi enogastronomica nella lunga mattinata.

E' triste il nostro rientro a Cape Town. Sarà che i primi giorni del viaggio sono trascorsi troppo in fretta; sarà l'aver costeggiato le township di Cape Town e vedere il degrado e la povertà che caratterizza questa parte del Sud Africa, non saprei; ma ancora poche ore e all'alba prenderemo il volo per Johannesburg, nostro prossimo scalo. Ancora non immaginiamo quali bellezze vedremo nelle successive tappe.

 

South Africa - Mpumalanga e Kruger National Park

La nostra giornata inizia decisamente molto presto.

Lasciamo il nostro Taj Hotel all'alba per recarci in aeroporto. Abbiamo un volo di due ore per Johannesburg. Inizierà qui una nuova parte del nostro viaggio: prendiamo contatto con il vero Continente africano.

 

A Johannesburg veniamo accolti dalla nostra nuova guida, Anna Maria. Accento romano ma cresciuta in Africa fin da bambina.

 

Il programma del viaggio, che ci porterà ad attraversare centinaia di chilometri, prevede una prima sosta a Pretoria (ora rinominata Tshwane), capitale amministrativa del Sud Africa.

Si tratta di una città molto giovane. I primi insediamenti risalgono al 1855 e fu anche capitale dello stato boero del Transvaal.

 

Purtroppo il tempo a nostra disposizione non è tantissimo e, vista la stagione, non possiamo neanche goderci i viali fioriti di Jacaranda; quindi ci limitiamo a visitare Church Square, il centro storico della città.

Su questa piazza si affacciano tanti palazzi del tardo '800. I'Old Council Chamber, ora chiamato Ou RaadSaal, il Palace of Justice ed altri edifici non deturpati dal obrobbri moderni.

 

 

 

Lascia perplessi vedere tanta gente intenta a far niente....tutti distesi sull'erba a godersi il sole. Qua e la persone che arringano alla gente. Non sappiamo se si tratti di predicatori o politici locali per le elezioni che sembrano vicine.

Lasciamo Pretoria e percorriamo in auto il lungo altopiano del Transvaal. Ci troviamo tra i 1700 metri di Johannesburg ed i 2000 del punto più alto. E' sorprendente vedere distese immense di campi coltivati. In montagna troviamo frutteti, campi di soia e mais. Tutto incredibilmente immenso.

 

Dopo la sosta in una azienda agricola in puro stile boero, raggiungiamo la regione del Mpumalanga. 

Cavalli allo stato brado ci raggiungono là dove abbiamo sostato e ci circondano. Sono alla ricerca di carezze e zuccherini.

 

Finalmente arriviamo al nostro lodge. Dormiremo all'Hulala Lakeside Lodge. E questa notte abbiamo proprio bisogno di dormire. Dopo la sveglia all'alba ed i lungo viaggio, dobbiamo trovare un posto dove rilassarci in posizione orizzontale. Il giorno dopo ci attende un'altra intensa giornata di visite.

Zebra
Zebra

 

Solita sveglia mattutina. Apro le tende ma .... accidenti "Lu, c'è una zebra che pascola davanti alla nostra finestra!!!". Luisa non mi crede fino a quando, anche lei, la vede fuori; pacifica; tutta intenta a mangiare l'erba del nostro prato. Non so come spiegare la sensazione provata in quel momento....sarà che noi non siamo più abituati a vedere neanche gli uccellini dalla finestra di casa ma trovarsi una zebra al libero pascolo a pochi metri dalla finestra fa un certo effetto. 

Siamo nuovamente in macchina. La nostra prima tappa è la Lone Creek Fall, bellissima cascata con un salto di 68 metri. Si attraversa una cupa selva di alberi ed si giunge sotto la cascata che diffonde acqua nebulizzata in tutte le direzioni.

 

Poi ci spostiamo verso il villaggio dei minatori, Pilgrim's Rest, un vecchio insediamento di minatori riproposto come luogo turistico. Il simpatico paesino ha una sua stazione di polizia, un ufficio postale, albergo e ristoranti.    

Riprendiamo la macchina e puntiamo verso la grande attrattiva di questa giornata turistica. Arriviamo al Blyde River Canyon, il terzo canyon più esteso al mondo. Il panorama è impressionante!! Davanti a noi le Three Rondavels, le tre capanne, tre monoliti immensi. Sotto di noi un paesaggio preistorico che sembra nascondere chissà quali dinosauri o specie pericolose. A Luisa vengono le lacrime per lo splendido panorama che ci si presenta davanti.

Lasciamo il canyon e raggiungiamo un altro posto meraviglioso. Si tratta delle Pentole della Fortuna di Bourke, Bourke's Luck Potholes, un sito roccioso eroso dalla confluenza di due corsi d'acqua. Tom Bourke, un cercatore d'oro che aveva dato il nome a queste conformazioni rivelatesi ricche d'oro, è stato il primo ad intuire la potenziale ricchezza di questo sito. 

God's Windows
God's Windows

L'ultima tappa della giornata, con il temporale che si avvicina, è la famosa God's Windows, la finistra di Dio, un vero e proprio "balcone" che si affaccia sulla vallata sottostante con un balzo di 900 metri sopra una foresta verdissima e lussureggiante.

La nostra gita si conclude con queste meravigliose istantanee che ci resteranno impresse nella mente per tutta la vita. Torniamo al nostro lodge per riposare. Il giorno dopo ci attende il viaggio verso il Parco Kruger.

 

 

Questa mattina nessuna zebra è venuta a darci il "buongiorno", purtroppo. Dopo la colazione il nostro viaggio prevede una prima sosta all'Elephant Whispers, una struttura safari dove è possibile interagire con gli elefanti. Veramente interessanti le spiegazioni sulle caratteristiche anatomiche dell'elefante.

Arriviamo, giusto per il pranzo, al nostro lodge all'interno del Kruger National Park. Si tratta del Shishangeni Lodge, una struttura ricettiva collocata proprio all'interno dell'area del parco. Nel corso della nostra permanenza all'interno del Kruger abbiamo avuto modo di effettuare diversi safari fotograficia bordo di fuoristrada scoperti ed avvicinarci, così, alla fauna. Ho poco da dire su questa esperienza. Abbiamo provato l'emozione di essere caricati da una elefantessa perché ci siamo avvicinati troppo al suo piccolo; abbiamo fatto l'aperitivo al tramonto con gli ippopotami che lottano in acqua e gli elefanti che marciano tutti compatti verso il lago per abbeverarsi. Non dirò altro; lascerò "parlare" le mie fotografie..... 

  

Zimbabwe - Victoria Falls

Bene amici, la nostra esperienza in terra d'Africa volge al termine. Manca ancora una piccola parte. Manca la visita alle Cascate Vittoria in Zimbabwe.

 

Zimbabwe??? ma dove si trova? Se non avessi consultato la carta prima di partire avrei avuto difficoltà ad individuare un paese con una superficie poco più estesa dell'Italia ma con un quinto della sua popolazione.

 

Si tratta di una nazione poverissima, ex colonia britannica che originariamente si chiamava Rhodesia in onore del suo colonizzatore Cecil Rhodes; è un paese che non ha una moneta propria e gli scambi si fanno in Rands sudafricani, Euro ma soprattutto Dollari americani.

 

Lasciamo così gli splendidi paesaggi del Parco Kruger e raggiungiamo nuovamente Johannesburg, dove ci attende la nostra camera d'albergo.

 

La mattina seguente prendiamo l'aereo per raggiungere il Victoria Falls Airport. L'attesa per ottenere i visti è snervante...la flemma del personale di dogana è quasi fastidiosa e, credo, sia stato l'unico neo del nostro viaggio di nozze.

Raggiungiamo il nostro albergo. L'albergo è meraviglioso; struttura coloniale di inizio '900. Al suo interno si respira aria d'antico. Sulle pareti sono esposti i trofei di caccia; nella hall, un pianista suona il pianoforte. Lo stesso pianista si esibirà durante la cena di gala che si tiene nella grande sala dell'albergo. Sembra di vivere in un film degli anni 20. 

Ma torniamo alle nostre visite. Nel pomeriggio andiamo all'imbarco sul fiume Zambezi per la nostra piccola crociera.

 

Con il battello veniamo portati ad osservare da vicino la fauna locale. Coccodrilli, oche egiziane, ippopotami ed una varietà di uccelli che non avevo mai visto.

Costeggiamo le sponde del fiume, avvicinandoci al confine di stato; a pochi metri da noi c'è, infatti, lo Zambia e lì non possiamo andare.

 

La nostra crociera non è lunghissima ma ci consente di ammirare i colori del tramonto mentre alle nostre spalle, verso est, si sentono i temporali rumoreggiare.

 

La sera, a conclusione della nostra escursione, la guida ci porta a visitare le altre strutture alberghiere di Victoria Falls. In questa città ci sono 5 alberghi, uno più bello dell'altro. Da uno di questi albergi, posto in cima ad una collina, al tramonto si possono osservare gli elefanti che vanno ad abbeverarsi al lago.

 

Ciò che sorprende il visitatore è che tutti gli alberghi sono liberamente fruibili dai turisti. Ci si può spostare da una struttura all'altra con le navette che regolarmente collegano la città ai vari siti. Si possono fruire i servizi degli alberghi quali ristoranti, bar, piscine senza alcuna limitazione in quanto in città non vi sono servizi disponibili.

 

 

La mattina seguente è prevista la visita delle Victoria Falls, una delle cascate più belle al mondo chiamate dalla popolazione locale Mosi-oa-Tunya, ovvero fumo che tuona, per il fragoroso ed ininterrotto rombo delle cascate.

 

E' curioso vedere la nube d'acqua che si leva da queste cascate. Una nube alta centinaia di metri, quando la temperatura dell'aria è più fresca (la notte ed il primo mattino); decisamente più bassa, quando l'aria si scalda. Ci è stato spiegato che la differenza di temperatura tra l'acqua dello Zambesi, acqua molto calda, e la temperatura dell'aria provoca questa ascesa di gocce d'acqua che riempiono il cielo.

 

Raggiungiamo l'ingresso del parco delle cascate e ancora non percepiamo la grandiosità di questo scenario.

 

Percorriamo il nostro itinerario tra alberi altissimi e rigogliosi e piccole felci molto simili alle nostre del Mediterraneo. Non manca la visita alla statua eretta in onore di David Livingstone, primo europeo che nel 1855 scoprì queste cascate a cui diede il nome Victoria, la regina d'Inghilterra dell'epoca. 

Finalmente raggiungiamo lo strapiombo che si affaccia davanti alle cascate....un muro d'acqua si alza in verticale verso un cielo blu come pochi. Quest'acqua poi ricade come una pioggia e ti investe da ogni direzione a seconda della provenienza dei venti.

 

Per fortuna l'acqua è calda e sembra di fare una doccia...una immensa doccia, però con i vestiti.

 

Bastano pochi minuti per ritrovarsi zuppi d'acqua...per fortuna la mia Olympus è totalmente tropicalizzata e non ho problemi con il fiume d'acqua che ci investe.

La nostra escursione lungo il dirupo prosegue. La visibilità è ridotta a poche decine di metri perché la nube d'acqua sembra un muro di nebbia impenetrabile. Diventa difficile, se non impossibile, scattare foto perché l'acqua che si posa sulla lente è davvero tanta.

 

La maestosità del paesaggio lascia senza parole e purtroppo non ho molte immagini fruibili da mostrarvi perché in realtà non riuscirebbero a trasmettere la bellezza dei luoghi.

 

E' ora di pranzo, la nostra visita alle cascate sta per concludersi e notiamo, con grande sorpresa, che la nube d'acqua si è ridotta. L'aria è decisamente più calda della mattina quindi la nube si mantiene bassa, in attesa che arrivi la sera per risollevarsi per centinaia di metri.

 

Proseguiamo la nostra escursione verso il ponte sul fiume Zambezi. Alto 125 metri, collega lo Zimbabwe allo Zambia. Il ponte è una grossa attrattiva del luogo in quanto è uno dei siti di bungee jumping più famosi al mondo.

Nel pomeriggio, Lu ed io ci concediamo un lusso da ricchi...spaparanzati nella piscina del nostro albergo, sotto il sole a rilassarci in attesa del triste rientro a casa.

 

 

 

Il nostro viaggio è finito. Peccato!

La natura ci regala un ultimo spettacolo: l'alba sulle Cascate Vittoria. Non ha bisogno di commenti.....

Nell'attesa di raggiungere l'aeroporto, decido di fare due passi verso la stazione, per vedere quel tratto di ferrovia che avrebbe dovuto collegare Città del Capo al Cairo.

 

Qui in stazione si respira ancora aria del passato. Le carrozze sono vecchie; hanno perso i loro colori originali ma si apprezza, almeno, l'assenza di inutili graffiti che, invece, deturpano il nostro materiale rotabile.

Finisce qui questo nostro viaggio meraviglioso.

 

Facciamo rientro a Johannesburg dove ci aspetta un grandissimo Airbus A380 che ci riporterà nella fredda Europa.

 

Lasciando il Sud Africa, io e Luisa ci siamo ripromessi di ritornarci ben consci, purtroppo, che forse non sarà possibile; ma è bello poter sognare. Non costa nulla.

 

Un ringraziamento a tutti coloro che ci hanno permesso di realizzare questo sogno, parenti ed amici; un grazie speciale al mio amore Luisa che ha condiviso con me questi giorni indementicabili. E un grazie a Voi che mi avete seguito in questa esperienza.

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Commenti: 3
  • #1

    Ruggero (mercoledì, 28 marzo 2012)

    Com'erano i vini sudafricani ??

  • #2

    Mauro (giovedì, 29 marzo 2012 23:11)

    Complimenti bellissimo reportage!

  • #3

    Gianni (giovedì, 30 agosto 2012 13:26)

    Complimenti per tua fantastica vacanza come sempre non ci sono parole pe definire le tue bellissime foto e le didascalie delle tappe raggiunte ottimo ciao Simone